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Irene Veneziano, che Chopin!

Attilio Piovano di Attilio Piovano
17 Ottobre 2011
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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Irene Veneziano ha inaugurato nel segno di Chopin la XX stagione di concerti al Politecnico di Torino

Festoso e affollatissimo concerto (molti i giovani seduti a terra) per l’inaugurazione della XX edizione di Polincontri Classica: presso l’Aula Magna ‘Agnelli’ del Politecnico di Torino.


Alla tastiera dello Steinway gran coda dal suono corposo la giovane e già affermata Irene Veneziano: un palmarès di tutto rispetto, ad onta dell’età, vincitrice in una trentina di concorsi pianistici, semifinalista al prestigioso ‘Chopin’ di Varsavia edizione 2010, secondo premio al B&B newyorchese del 2009, una filza di applauditi concerti in blasonate sedi, dalla parigina Salle Cortot al Menuhin Festival di Gastaad, da Ginevra a Los Angeles alla Scala dove ha debuttato nel 2011. La Veneziano non è semplicemente una pur valida pianista dalla tecnica solida e dalla indubbia sensibilità come molte se ne trovano oggidì, bensì una musicista a 360 gradi, colta e raffinata ed ha le carte in regola per confermarsi in brevissimo tempo un’artista di primo piano a livello internazionale. Al Politecnico erano elevate le attese per il suo recital che, oltre ad aver aperto la stagione dei festeggiamenti per i primi due decenni di programmazione, nel contempo concludeva il ciclo ‘Chopin’ avviato in concomitanza con le celebrazioni per il 200° e dunque ‘spalmato’ su due annate.

Irene Veneziano a Polincontri classica

Che si sarebbe trattato di un concerto foriero di emozioni lo si è compreso fin dall’attacco del vasto Studio op. 25 n° 7. La Veneziano, nonostante il fisico minuto, sfodera un suono energico, robusto e generoso, dove occorre, quasi orchestrale, verrebbe da dire ‘virile’: sa infatti sfruttare al meglio la caduta del peso sulla tastiera, con grande tecnica e soverchio controllo, ma al tempo stesso regala non comuni preziosità di tocco. Per dire: il bel cantabile da violoncello nello «Studio» lo abbiamo molto ammirato. Qualche asprezza, è pur vero, qua e là andava emergendo nell’impervia Polacca op. 44, ma sono dettagli. Ciò che colpisce nella sua interpretazione di Chopin sono innanzitutto il senso della forma, l’intelligenza nel sottolineare concatenazioni armoniche per così dire ‘analogiche’, spesso di geniale modernità, e ancora la sapiente pedalizzazione, l’appropriatezza stilistica e molto altro. Uno Chopin senza concessione alcuna alle sdolcinature – il suo – uno Chopin coerente e incisivo. Da rimarcare poi la capacità di tener desta l’attenzione anche in brani di non facile ‘tenuta’ per il pubblico (è il caso del pur soave, ma prolisso, Notturno op. 15 n°1).

Nella (celeberrima) Ballata op. 23 in sol minore tanti e di tal fatta sono i riferimenti interpretativi che i puristi (anche di fronte a sommi esecutori) si sa, hanno sempre qualche riserva e qualcosa da dire con la puzzetta sotto il naso: «non abbastanza grandiosa la parte epica», «non sufficientemente macerato il cantabile», e poi il finale, Santo Dio, che dev’essere  «ineluttabile, ma non manierato» e via elencando. A noi la «Ballata in sol» di Irene Veneziano è parsa oltremodo convincente; certo tutto è perfettibile, ma a onor del vero raramente abbiamo ascoltato esecuzioni così coinvolgenti: tutto calibrato, nulla di scomposto o sopra le righe, una capacità rara di ‘cattura’ emotiva, e poi l’eroismo chopiniano ben in luce e così il senso dell’epos, la leggerezza perlacea di certi passi, grazie a pregevoli fraseggi e bel tocco. E poi, merita sottolinearlo dacché è merce rara, Irene Veneziano è una pianista che respira: non ha paura di indugiare e lasciare assaporare le frasi, senza peraltro concedersi le eccentriche, capziose e ruffianesche libertà di troppi ancorché iper osannati pianisti oggi in circolazione, ai quali occorrerebbe invero togliere la licenza di avvicinarsi alla tastiera.

Veneziano riceve il "Premio Presidente della Repubblica" in memoria di Giuseppe Sinopoli”

Qualche intemperanza e un certo nervosismo nell’attacco (un poco affrettato) del sublime Scherzo op. 31 n° 2, e si sa che Chopin stesso, esigentissimo con gli allievi e le allieve, non era mai contento di quel famigerato esordio, sicché la paura nell’affrontare quel motto interrogativo finisce probabilmente per perpetuarsi all’infinito e talora tradursi in un che di non completamente risolto. Ma sono piccoli nei a fronte di un recital di alto livello. E il pubblico non voleva saperne di andarsene. Sorridente e (in apparenza) per nulla affaticata, la Veneziano ha regalato ancora due bis: la virtuosistica (e un po’ bislacca) Toccata di Saint-Saëns che è poi il sesto Studio op. 111, verboso, insulso e talora fin irritante, ma lei lo suona benissimo, ammaliando (vedere il video sotto) e sembra perfino un pezzo accettabile, e da ultimo la delicata Fille aux cheveux de lin di Debussy dagli arcaismi diafani: per congedarsi con un sorriso ed un tocco di delicata femminilità imbevuta di spleen.
E lunedì 3 ottobre è già la volta di Baglini che ‘inaugura’ il ciclo Liszt. Da non perdere.

Attilio Piovano

Tags: ChopinIrene Veneziano
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Attilio Piovano

Attilio Piovano

Attilio Piovano (Torino, 1958), musicologo, scrittore e musicista, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (1995 e 2022), i racconti musicali La stella amica (2002), Il segreto di Stravinskij (2006) e L’uomo del metrò (2016 e 2020). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (2009), la raccolta di racconti brevi Il quadrifoglio meccanico (2023) e il romanzo psicologico Il tatuaggio della farfalla (2024). Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Petruzzelli di Bari, Teatro Nuovo ‘Giovanni da Udine’, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale, Festival MiTo, Unione Musicale, Teatro Regio, Lingotto Musica, Politecnico di Torino. Titolare di Storia della Musica al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, è stato Direttore Artistico dell’OFT.

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