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Addio a Maurizio Pollini (1942 – 2024), pianista e compagno

La scomparsa di uno dei più grandi interpreti della storia

Luca Chierici di Luca Chierici
22 Aprile 2024
in ATTUALITÀ, BIG NEWS, Brevissime, RECENSIONI
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Home ATTUALITÀ
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di Luca Chierici

LA notizia che non avremmo mai voluto recepire, tutti coloro che, appassionati, seguivano il suo modo di far musica e soprattutto noi che lo avevamo adorato fin quasi dagli esordi è arrivata lasciandoci un vuoto immenso, sia per il ricordo di un musicista e studioso di grandezza inarrivabile, sia per la mancanza attuale di personalità di spessore anche lontanamente paragonabile al Suo modo di accostarsi al pianoforte e alla sua letteratura. E ci mancherà certamente anche il Pollini politico, che prese forti posizioni a partire dal rifiuto di suonare per la “Società del Quartetto” contro i bombardamenti americani in Vietnam (19 dicembre 1972) fino all’intervento contro Berlusconi e il suo governo in occasione del convegno “Libertà e Giustizia” al Palasharp di Milano (5 febbraio 2011).

Nel 1989 al Teatro alla Scala. Foto © Lelli e Masotti

Del giovane Pollini si narravano episodi – alcuni testimoniati dalle registrazioni pirata – che stanno a metà tra la verità e la leggenda: il giovane ragazzo al quale il maestro Carlo Vidusso (grande virtuoso degli anni Quaranta e Cinquanta) pone sul leggìo gli Studi di Cramer, testo per nulla facile anche per un professionista provetto, e la risposta dell’adolescente che getta da un lato la carta per suonare a memoria gli stessi studi lasciando sbalorditi i presenti. O la lettura infallibile degli Studi op. 10 di Chopin in una casa privata (aveva poco meno di 14 anni) inaugurando una stagione di successi che lo porterà ad essere forse l’autore della più bella incisione in assoluto degli stessi studi, anni dopo per l’allora Deutsche Grammophon. O l’undicenne pianista che suona a memoria l’op. 106 di Beethoven e quello che entra in un famoso negozio milanese e si getta sulle Ballate di Chopin come se nulla fosse.

Nel 1979 con Claudio Abbado. Foto © Erio Piccagliani

Quest’anno gli stessi spartiti ingialliti dal tempo, tenuti assieme dal nastro adesivo, erano tra le mani del Maestro in occasione di un recital scaligero che non avremmo mai voluto ascoltare perché testimonianza di un uomo sofferente per la malattia e non più in grado di rappresentare se stesso di fronte al pubblico.

Tra le due epoche, quindi per quasi sessant’anni, avevamo assistito a una sere di esecuzioni miracolose che fanno di lui certamente il più grande pianista di fine secolo, erede dei Michelangeli, dei Backhaus e degli Schnabel e allo stesso modo aperto come nessun altro alle creazioni di Luigi Nono, Pierre Boulez e Karlheinz Stockhausen.

Con Claudio Abbado e Luigi Nono. Foto © Erio Piccagliani

Di quanti pianisti del passato si è detto: “ha saputo invecchiare benissimo”, da Backhaus a Rubinstein, da Arrau a Serkin gli esempi sono tanti, e persino Horowitz che in un primo momento sembrava non avere accettato questa condizione ineluttabile, alla fine mostrò una versione del tutto inesplorata del suo genio interpretativo. Nel caso di Pollini tutto ciò non è avvenuto e il Maestro ha insistito fino all’ultimo nel riproporre se stesso. È necessario dunque concludere non già che Pollini fosse innamorato narcisisticamente del proprio splendore pianistico della gioventù, bensì che per la sua concezione della musica egli non potesse mai discostarsi da un ideale interpretativo che non ammetteva deroghe, da una concezione della letteratura più impegnata, da lui amatissima, che non poteva sopportare alcun tipo di adattamento alle proprie capacità fisiche.

Ma sarebbe anche errato pensare che l’idea che per ciascuno di noi rimarrà del grande musicista sia legata indissolubilmente a questi caratteri giovanili e della prima maturità. L'”insistenza disperatissima” dell’ultimo Pollini non era molto dissimile da quella di un Cortot – artista dallo stesso Pollini amato sopra ogni altro – anche se in quest’ultimo caso i parametri più intimi di un pianismo miracoloso erano piuttosto differenti da quelli del Maestro appena scomparso. Mentre Cortot esercitò fin all’ultimo una capacità di incanto che derivava dal cesello del frammento, dalla compitazione di una singola frase intesa attraverso i parametri del fraseggio e del timbro, nel caso di Pollini ciò che interessava era la definizione dell’arco della frase, se non dell’architettura di tutta la stuttura portante di  grandi composizioni che avevano fatto epoca al loro tempo.

Pollini era stato chiarissimo con gli intervistatori: «Suono la musica che più mi piace, che sento più rispondente alla mia indole» diceva senza mezzi termini, e con quelle scelte egli ha portato avanti per anni il suo esteso repertorio. Del resto Pollini sembrava far sua l’opinione di Claudio Arrau: “Se si è convinti che ciò che si vuole dire è unico, personale, allora non è questione di piacere o non piacere: tu hai quel messaggio da comunicare e ciò è sufficiente. Se piace, va bene, se non piace va bene lo stesso …”. Non sapremo mai, a meno che non saltino fuori altre registrazioni private, qual’era il suo Skrjabin o il suo Clementi o il suo giovane Brahms. E tutto questo dovremo immaginarcelo facendo leva sul suo ricordo e sulla sua predisposizione nei confronti della cultura e della tastiera. Una tastiera che oggi rimarrà muta e per sempre nella immaginazione di tutti noi.

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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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