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NYKY Ensemble e MuTe/CM&T al Festival Musica Nova di Helsinki

Monika Prusak di Monika Prusak
23 Febbraio 2017
in XX e XXI
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Home XX e XXI
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di Monika Prusak foto © Maarit Kytöharju


Pulsazione, ritmo, energia. Con questi tre termini si può descrivere la performance Cronos & Cosmos del NYKY Ensemble che, insieme ai tecnici del suono del Centro per la musica e per la tecnologia MuTe/CM&T dell’Accademia Sibelius, hanno concluso i convegno su György Ligeti nel prestigioso centro musicale Musiikkitalo di Helsinki. Fondato nel 2009 nell’Accademia Sibelius e coordinato dal professore Tuija Hakkila, NYKY Ensemble si occupa esclusivamente di musica contemporanea. Il Centro MuTe/CM&T offre la migliore formazione in tutti i campi che riguardano la creazione, la performance e la riproduzione della musica attraverso la tecnologia. Situato nel nuovo e modernissimo centro musicale di Helsinki, il CMT offre un ambiente didattico unico da capacità poliedriche e risorse tecniche ai più alti livelli.

Il concerto è iniziato nella suggestiva sala a forma di scatola chiamata Black Box e destinata ad ospitare musica amplificata, con Anachronism (2013) di Georg Friedrich Haas, composizione dinamica e molto complessa dal punto di vista tecnico, poiché richiede una sincronizzazione assoluta dei musicisti in un unico ritmo per tutta la sua durata. Il brano si differenzia dalle opere precedenti di Haas proponendo una sorta di commento al minimalismo. La ripetizione insistente del tempo 11/8 provoca incessanti pulsazioni che non lasciano spazio per riprendere il fiato. Più si va avanti e più cresce la tensione, sia dal punto di vista dinamico sia per quanto riguarda l’armonia, che da puramente diatonica si trasforma in sonorità eterogenee “speziate” con microintervalli, colme di colori spettrali e scintillanti. La composizione esplora il contrasto netto tra il registro acuto e straziante del violino, del clarinetto e dell’oboe e il registro grave del fagotto, del corno e del contrabbasso, per poi riunire gli strumenti in un perfetto unisono, senza mai perdere il ritmo e l’intensità espressiva. Il NYKY Ensemble è un unico organismo tecnicamente perfetto, che pulsa e respira invisibilmente, diretto in maniera precisa ma allo stesso tempo distesa dal peruviano David Claudio.

La seconda composizione ha avuto come interpreti sette tecnici del suono ed è stata una vera e propria performance di diffusione tra suoni e luci. Si tratta di Cosmic Pulses (2007) di Karlheinz Stockhausen, che fa parte di una più ampia composizione intitolata Klang, consistente in alcune composizioni per diversi gruppi strumentali. Analogamente a un’altra opera monumentale di Stockhausen, Licht, divisa in sette giorni della settimana, le singole parti di Klang indicano le ore del giorno. Cosmic Pulses è la tredicesima ora, interamente elettronica, e la sua costruzione gira intorno al numero 24: vi sono 24 livelli sonori, 24 “loop melodici” distribuiti lungo 24 registri che abbracciano sette ottave, e 24 tempi. La composizione è progettata per un sistema sonoro a otto canali che circondano il pubblico. Il MuTe/CM&T ha eseguito fedelmente le indicazioni del compositore, creando un ambiente sonoro vertiginoso e claustrofobico. Quello che ha reso la performance ancora più suggestiva è stato il comportamento del pubblico, concentrato e assorto, quasi fosse ipnotizzato.

Dopo l’intervallo il concerto è stato trasferito in un’altra sala chiamata Sonore, predisposta per concerti e opere in quanto dotata di una buca orchestrale richiudibile. Qui abbiamo ascoltato il Concerto per pianoforte (1985-88) di György Ligeti, spostandoci indietro nel tempo, ma non per quanto riguarda la modernità compositiva. Il Concerto per pianoforte è frutto dell’interesse di Ligeti verso le poliritmie africane, conosciute grazie alle ricerche africaniste di Simha Arom, così come gli Studi per pianoforte e i Nonsense Madrigals per sei voci maschili, composti nello stesso periodo. La sovrapposizione dei diversi pattern ritmici che sta alla base della tradizione musicale africana, insieme alle influenze popolari ispirate alla musica di Bartók, fa del Concerto una composizione complessa e tecnicamente difficile, sia nella parte solista sia nell’insieme con gli altri strumenti. Joonas Ahonen al pianoforte sin dall’inizio propone un dialogo convincente, presentando un primo movimento dinamico e movimentato. È proprio qui che Ligeti espone con forza le poliritmie e i diversi pattern distribuiti con maestria tra il solista e l’ensemble. Il passaggio al secondo movimento è impercettibile e lo si intuisce dal cambiamento del carattere che dopo un “caos organizzato” sembra perdere completamente il ritmo. Ligeti usa diversi timbri come ocarina e flauto a coulisse per descrivere un paesaggio deserto del movimento lento. Nel terzo movimento ritorna l’energia e l’impeto iniziale con un coraggioso dialogo tra gli strumenti, mentre Ahonen presenta eccezionale abilità e chiarezza dell’articolazione. Le sovrapposizioni ritmiche raggiungono una complessità estrema per poi sistematicamente spegnersi e svanire.

L’inizio del quarto movimento riporta in mente il puntillismo weberniano, svelando le eccellenti capacità di cambiamento del NYKY Ensemble e la massima precisione della performance solistica. In questo movimento Ligeti ritorna a pensare in frattali, i pattern che si ripetono senza sosta. Come risultato, i piccoli motivi vengono lanciati da un gruppo di strumenti all’altro convergendo in un unico processo logico. Il Concerto si conclude con un brevissimo quinto movimento che conferma la bravura degli interpreti. Quello che più stupisce nel NYKY Ensemble è la concentrazione nel lavoro dell’insieme, che viene trasmessa persino al pubblico. Ahonen lavora molto sul suono, rendendolo più stridulo nei momenti della massima agitazione ritmica e più pacato nei momenti più rilassati; lo stesso lavoro viene proposto all’ensemble dal direttore David Claudio. La leggerezza del tocco del solista rende la complessa scrittura di Ligeti sorprendentemente accessibile e la avvicina all’ascoltatore, che rimane piacevolmente appagato. Joonas Ahonen ha registrato il Concerto per pianoforte di György Ligeti con BIT20 Ensemble diretto da Baldur Brönnimann nel dicembre 2016 per la casa discografica BIS Records.

Tags: MuTe/CM&TNYKY Ensemble
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Monika Prusak

Monika Prusak

Monika Prusak, musicologa, direttrice di coro, flautista e cantante. Diplomata in Flauto traverso presso il ZSM “I. Paderewski” di Białystok, si è laureata in Direzione di coro presso l’Università di Musica "F. Chopin" di Varsavia, in Canto presso il Conservatorio "A. Scarlatti" di Palermo e in Musicologia e Beni Musicali presso l’Università degli Studi di Palermo. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul nonsense nelle musiche di György Ligeti e Goffredo Petrassi, e il master in Music Management presso l’Università di Musica "F. Chopin" di Varsavia. Ha al suo attivo attività concertistica come flautista, cantante e direttrice di coro, nonché conferenze scientifiche e divulgative su argomenti musicologici (Sibelius Academy di Helsinki, Accademia Polacca delle Scienze PAN, Società Italiana di Musicologia, Associazione Amici di Santa Cecilia di Roma, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Università degli Studi di Palermo, Istituto Polacco di Roma, Bologna Festival, Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo, Uniwersytet Wrocławski). È autrice di articoli di carattere scientifico e divulgativo («Res Facta Nova», «Drammaturgia Musicale», «InTrasformazione: rivista di storia delle idee», «Il Giornale della Musica», «Ruch Muzyczny», «Krytyka Muzyczna», Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Opera di Wroclaw). Collabora con le riviste online «Il Corriere Musicale» e «Il Mondo della Musica». Dal 2012 collabora in qualità di relatrice, autrice e curatrice musicologica con l'Istituto Polacco di Roma e l'Ambasciata di Polonia a Roma. È socia dell’Associazione Nazionale Critici Musicali.

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