di Luca Chierici
Con il procedere della stagione dell’Orchestra sinfonica di Milano (la vogliamo chiamare Osm?) si fa sempre maggiore il plauso per il suo direttore stabile Emmanuel Tjeknavorian, per la sua scelta di programmi attraenti e soprattutto per i risultati che sa ottenere da un’orchestra che evidentemente crede in lui.
L’altra sera è stata la volta di un impaginato composito che prevedeva la versione orchestrale del famoso Mephisto-Walzer n.1 di Liszt, reso con brio ed eleganza e, per terminare, l’opulenta Terza sinfonia di Saint-Saëns, quella con l’aggiunta dell’organo (Alberto Gaspardo era il solista) e del pianoforte.
Ma il punto nevralgico della serata era il virtuosistico Secondo concerto di Paganini, con la famosa Campanella nel finale. E qui si è rivelato al pubblico milanese un solista di eccezionale valore ma ancora troppo poco conosciuto dalle nostre parti, Benjamin Schmid, che ha risolto con grande bravura tutti i passaggi quasi ineseguibili che il Concerto richiede al violinista. Schmid ha navigato da par suo attraverso i tre movimenti del Concerto che non si discosta granché dall’architettura delle opere paganiniane gemelle, che prevedono in genere un primo movimento di impostazione classica, un tempo lento di spiccato carattere cantabile e un rondò nel quale il solista può definitivamente sfoggiare i più strabilianti esempi di virtuosismo strumentale. Ma il motivo di maggiore popolarità del Secondo concerto risiede senz’altro nel famosissimo Rondò conclusivo, il cui appellativo de ‘La campanella’ fa esplicito riferimento agli armonici del violino che dialogano con un campanello in fa diesis ogni volta che si prepara la ricomparsa del ritornello. Non contento della spettacolare esecuzione, Schmid ha concesso come bis un Capriccio di Rodolphe Kreutzer (quello della famosa sonata beethoveniana) che ha di nuovo stupito il pubblico e i violinisti presenti in orchestra. Un concerto da non perdere che verrà replicato domenica 26.























