di Luca Chierici
La pregevole esecuzione della sesta sinfonia di Mahler da parte della Filarmonica della Scala diretta da Lorenzo Viotti è giunta come una parziale sorpresa pur avendo noi seguito in passato la carriera di questo figlio d’arte anche attraverso altre sue apparizioni alla Scala.
Non ci si aspettava un risultato simile nella lettura di un testo già portato alla celebrità nella nostra epoca da direttori come Bernstein e Abbado ma Viotti, che si è mosso all’interno della prima versione del lavoro, con l’Andante al terzo posto, ha convinto pienamente il pubblico impegnandosi con una magistrale realizzazione che, semmai, non trovava piena rispondenza nella acustica della sala. Ce ne eravamo accorti all’epoca dell’ultimo concerto scaligero di Abbado quando il compianto direttore aveva eseguito appunto la “sesta” dopo averla tenuta a battesimo nella sala del Kkl di Lucerna, più adatta all’occasione. A parte questo dettaglio, che ad esempio poneva in secondo piano la ricezione dei famosi campanacci, compromettendo un poco l’atmosfera che vorrebbe l’uditore trasportato in una sorta di pascolo alpino, Viotti ha diretto con grande energia i primi due movimenti (non vi era soluzione di continuità tra l’allegro energico al primo posto e lo Scherzo al secondo), ha sottolineato il tono melodico dell’Andante e infine ha risolto con una esecuzione davvero trascinante del Finale il quadro integrale di una sinfonia che a molti appare ancora come un che di misterioso nel contesto dei nove (o dieci) episodi dell’integrale mahleriana. Grande successo di pubblico e visibile soddisfazione da parte del direttore.























