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Myung-Whun Chung a Torino con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Primo concerto del 2025 anche per OSNRai con Andrea Battistoni. Foto © Mattia Gaido

Attilio Piovano di Attilio Piovano
14 Gennaio 2025
in CONCERTI, RECENSIONI
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di Attilio Piovano

È stata l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per la direzione di Myung-Whun Chung, ad inaugurare il 2025, a Torino, per la stagione dei Concerti del Lingotto, venerdì 10 gennaio. Concerto dal successo enorme, ed era del tutto prevedibile, con un programma nel segno di Brahms e Beethoven.

Del musicista amburghese si è ascoltato il sublime Concerto per violino dalla «radiosa amabilità» del quale il fuoriclasse armeno Sergey Khachatryan ha dato un’interpretazione a dir poco esemplare, regalandoci uno dei più emozionanti concerti, in assoluto, degli ultimi anni. Intonazione perfetta (personalmente sono molto esigente quanto ad intonazione degli strumentisti di arco, e posso testimoniare che non una sola nota era calante o crescente), tecnica inappuntabile, pur tuttavia priva di ostentato esibizionismo, bensì sempre posta al servizio della musica; Khachatryan (a Torino si era esibito in Rai a metà dicembre) è uno di quei violinisti che ti conquistano al primo istante, ma non con il magnetismo atletico che altri pongono in atto, piuttosto con l’intensità interiore e il pathos del suo sentire. E ciò è emerso al meglio soprattutto nel mirifico Adagio tutto traboccante di tenerezza e dolce effusività. Khachatryan pareva accarezzare il suono, ogni nota la sua giusta timbratura, il suo esatto peso, insomma una gioia per le orecchie e per il cuore. Anche nel finale (Allegro giocoso), impregnato di umori zingareschi ovvero ungheresi, la sua interpretazione, ottimamente assecondata dall’Orchestra e soprattutto da una visione di Chung in totale sintonia, è parsa all’insegna di misura e compostezza, senza quegli eccessi dinamici, di stregonesca brillantezza che altri sciorinano con esibita e spesso capziosa esuberanza, finendo per stravolgere l’esprit del Concerto stesso, mai parso così socievole e delizioso. Forse, a voler essere sinceri, solamente il primo movimento ha sofferto un poco (ma solo un poco) di eccessiva dilatazione e di un incedere parsimonioso, centellinato all’inverosimile, col rischio (talora) di fare venire meno la tensione emotiva. Ma è un peccato veniale, a fronte – merita ribadirlo – di una lettura complessiva di altissimo livello della quale conserveremo a lungo graditissimo ricordo.

Due i bis: di Ysaÿe il primo tempo dalla Quarta Sonata per violino solo op. 27, tutta polifonie memori di Bach, contaminate con armonie tardo romantiche, pagina non a caso in piena sintonia con la musicalità del Nostro, e una toccante, struggente e delicatissima Canzone spirituale armena del X secolo (Havoun Havoun, di Gregorio di Narek, quasi Ninna nanna) che ha lasciato stupefatti.

Poi ecco, nella seconda parte della serata, il Beethoven ‘dionisiaco’ della Settima di cui Chung e l’Orchestra di Santa Cecilia (in assoluto con OSNRai, Maggio Musicale e Filarmonica della Scala, la migliore delle compagini italiane) hanno dato un’interpretazione superba. Per perfezione tecnica, capacità di coinvolgimento fin dall’attacco, bellezza di timbri, calibrate dinamiche e molto altro ancora. Forse solo il celeberrimo Allegretto lo avremmo voluto, questo sì, un poco più distillato, però l’accumulo di tensione con il crescendo era da manuale: con quel pulsare dattilico colmo di misterioso spirito elegiaco. Molti i passaggi che sarebbero da additare quali vere e proprie lezioni di stile. Per dire: il notissimo passo fugato così raramente è apparso in tutta la sua bellezza, laddove Chung lasciava suonare l’orchestra limitandosi a constatarne la bravura, guidandola con pochi cenni millimetrici, atti a porre in evidenza la cartesiana ‘quadratura’ polifonica. Anche nel Finale, dove molti direttori eccedono e tante orchestre sembrano intenzionate solamente a superare in decibel precedenti interpretazioni, tutto era misura, sobrietà ed equilibrio. Un vero trionfo, con ovazioni ed applausi protratti al grande Chung, dal gesto misurato e pur sempre finalizzato al risultato sonoro, ed alla compagine, ammirata in tutte le sue ottime, superlative sezioni.

***

Primo concerto del 2025 (giovedì 9 gennaio, Auditorium ‘Toscanini’) anche per OSNRai: sul podio Andrea Battistoni (nominato di recente direttore musicale del Teatro Regio). In apertura del piemontese Leone Sinigaglia, la spumeggiante ouverture dalle Baruffe Chiozzotte, testimonianza di una mano sicura e di un sentire raffinato e colto: pagina che Battistoni ha diretto con gusto e varietà di colori. Poi ecco le Variazioni su un tema rococò di Cajkovskij che la violoncellista Anastasia Kobekina, solista eccellente e di cordiale comunicativa ha interpretato invero con grande charme: vera fuoriclasse, talvolta lievemente tradita quanto a intonazione dalla sua impetuosa esuberanza;  ha comunque virtuosismo da vendere e notevole sensibilità. Il suo Bach fuori dagli schemi ha regalato ulteriori emozioni, offerto quale bis. Il clou con la monumentale e fascinosa Terza Sinfonia op. 78 con organo di Saint-Saëns che Battistoni ha diretto a memoria, potendo contare sull’OSNRai in forma smagliante. Gran bella prova dell’orchestra, direzione puntuale e lussureggiante, ma pur sempre sorvegliatissima, significativo successo e molte emozioni. Unico (grave) neo: l’adozione di un inadeguato strumento digitale dai suoni campionati, anche a causa di un’amplificazione  deficitaria. Un plauso speciale, peraltro, al valido Luca Benedicti (dall’inappuntabile aplomb) che ha fatto invero del suo meglio. Ma la maestosità luminosa e possente che solo un organo a canne può garantire è, ovviamente, cosa altra.

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Attilio Piovano

Attilio Piovano

Attilio Piovano (Torino, 1958), musicologo, scrittore e musicista, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (1995 e 2022), i racconti musicali La stella amica (2002), Il segreto di Stravinskij (2006) e L’uomo del metrò (2016 e 2020). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (2009), la raccolta di racconti brevi Il quadrifoglio meccanico (2023) e il romanzo psicologico Il tatuaggio della farfalla (2024). Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Petruzzelli di Bari, Teatro Nuovo ‘Giovanni da Udine’, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale, Festival MiTo, Unione Musicale, Teatro Regio, Lingotto Musica, Politecnico di Torino. Titolare di Storia della Musica al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, è stato Direttore Artistico dell’OFT.

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