di Monika Prusak
La stagione 2024-25 del Teatro Massimo di Palermo prosegue con un nuovo allestimento de Il Barbiere di Siviglia firmato da Stefania Bonfadelli.
Una visione classica e solo apparentemente poco innovativa, che si rivela invece fresca e coloratissima. Immagini e situazioni scorrono fluide tra battute, smorfie e gag esilaranti, sviluppando un’azione scenica che non smette mai di divertire.
L’abile gioco di travestimenti, cifra stilistica di quest’opera capolavoro, è esaltato dalla regia di Bonfadelli, che riesce a far risaltare l’aspetto buffo di questa spassosa partitura. Accanto alla regista, uno staff tutto al femminile ha contribuito alla riuscita dello spettacolo: Serena Rocco alle scene, Valeria Donata Bettella ai costumi e Fiammetta Baldiserri alle luci. Ne è risultato un tripudio di forme e colori, reso divertente ed elegante dall’uso sapiente di parrucche e tinte pastello in inaspettate combinazioni.
La semplicità della resa scenica ha esaltato un cast di cantanti eccellenti, brillanti sia nell’interpretazione vocale che in quella attoriale. In primo luogo, il Conte D’Almaviva del tenore russo Ruzil Gatin ha conquistato il pubblico con una vocalità naturale, a tratti quasi acerba, e una recitazione buffa irresistibile. Eccellenti anche Don Bartolo di Vincenzo Taormina e Don Basilio di Simón Orfila, che hanno esaltato l’aspetto comico dei personaggi con grande maestria e stile.
Le due voci femminili sono apparse contrastanti e ben assortite: Maria Kataeva (Rosina) e Noemi Muschetti (Berta). Dotata di una voce piuttosto scura, la Kataeva ha costruito il personaggio con grande abilità, da farle perdonare qualche portamento fuori luogo. La giovanissima Muschetti ha reso brillante la piccola parte di Berta, donando allo spettacolo una piacevole sospensione sonora. Lo stesso vale per Fiorello di Italo Proferisce, che ha affrontato il ruolo con la stessa disinvoltura degli altri personaggi principali.
Il re della produzione è stato senz’altro il Figaro di Mattia Olivieri. Sin dal suo primo ingresso in scena con un vestito rosso acceso, in bici e carico della sua bottega da barbiere, Olivieri ha introdotto gli spettatori in una commedia destinata a evolversi senza perdere mai il giusto ritmo.
Una nota di merito va al Coro, preparato da Salvatore Punturo, perfetto sia nella parte vocale sia nella recitazione, resa vibrante dai vivaci costumi e dagli strumenti da banda mimati dai coristi. Precisa e attenta la direzione di Riccardo Bisatti, che si è concesso qualche licenza ritmica inaspettata, perdendo involontariamente un po’ di brio. Ciò nonostante, lo spettacolo funziona alla perfezione: Il Barbiere di Bonfadelli ci ricorda che a volte “less is more” e che, con apparentemente pochi mezzi, ma con idee geniali e interpreti di livello, possiamo tornare a godere di un teatro leggero e al tempo stesso rigoroso e coinvolgente.























