Anna Achmatova (pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko) fu un’importante poetessa russa avversata durante gli anni dello stalinismo e morta poi nel 1966 poco dopo la sua riabilitazione ufficiale.
Donna che vide la fucilazione del primo marito, la detenzione nei gulag del secondo marito e del figlio, la Achmatova e la sua dolorosa vicenda sono al centro della nuova opera commissionata dalla Scala a Silvia Colasanti, talentuosa compositrice cinquantenne romana diplomatasi con Azio Corghi all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Anna A. – questo il titolo dell’opera su libretto di Paolo Nori – nel breve tempo di poco più di un’ora e un quarto mette in scena i ricordi che riaffiorano dalla memoria della poetessa morente, ricoverata nel sanatorio di Domoedovo. Qui la protagonista, tramite la voce di Elena Ghiaurov, intraprende tutta una serie di riflessioni e ricordi assieme all’amica Lidija Čukovskaja (l’attrice Carlotta Viscovo) dividendo de facto la scena in due parti: nell’angolo destro stazionano e si muovono le voci recitanti e sul resto dello spazio vengono proiettate le scene del passato e messe in risalto le voci dei personaggi che sono rievocate da Anna e Lidjia.
Una messa in scena semplice ma molto efficace che viene curata dalla regista Giulia Giammona, la scenografa Lisa Behensky con i costumi di Giada Masi, i video di Martin Mallon, le coreografie di Alessandra Bareggi, le luci di Andrea Giretti. Dal punto di vista musicale, l’orchestra commenta i melologhi delle due protagoniste mentre il canto prevale nel commento ai vari personaggi che sono tirati in causa dai ricordi di Anna. L’”Anna del passato” è il soprano Laura Lolita Perešivana, il primo marito Nikolaj Gumilëv è il baritono Wonjun Jo, il compagno Nikolaj Punin è il baritono Geunhwa Lee e tra gli amici scrittori si notano Osip Mandel’štam (il tenore Hayang Guo) e Boris Pasternak (il basso Xhieldo Hyseni).
Particolarmente efficace è la scena ripetuta del “Coro di madri” che ricorda le donne costrette al freddo al di fuori del carcere delle Croci di Leningrado, in attesa di avere notizie dei propri congiunti. La musica realizzata dalla Colasanti è tonale e perfettamente fruibile anche da un pubblico di giovani ed è stata perfettamente messa a punto dalla Direttrice Anna Skryleva, con la partecipazione dell’orchestra e coro giovanile dell’Accademia Teatro alla Scala e del direttore del coro Dario Grandini. La Colasanti è riuscita con mano felice a commentare questa “Opera in frammenti” con un forte grado di commozione che ha coinvolto gli spettatori, al termine non certo esente da numerosi e convinti applausi. È un peccato che siano previste solamente quattro repliche, tra ottobre e dicembre, per uno spettacolo che meriterebbe maggiore diffusione.























