di Luca Chierici
In occasione del suo ritorno a capo dell’Orchestra della Scala, Riccardo Chailly ha presentato un programma molto interessante che gravitava sui nomi di Hindemith e di Gershwin.
Del compositore tedesco si sono ascoltati Ragtime per orchestra e il Terzo concerto per viola intitolato Der Schwanendreher. Nel primo caso si trattava di una composizione giovanile (marzo 1921) nella quale Hindemith mescola una componente barocca (il soggetto della Fuga in do minore dal Clavicembalo ben temperato) con il tempo di Ragtime, ottenendo un breve ma intenso risultato. Il Concerto per viola risale invece al 1935, quasi contemporaneo dell’opera teatrale Mathis der Maler, ed è invece formato da tre movimenti tratti da melodie popolari tedesche, dove il primo tempo è aperto da un assolo lento della viola cui segue un movimento in forma di sonata. Il secondo riserva una combinazione di viola e arpa mentre il terzo si sviluppa come brillanti variazioni sul tema “Schwanendreher” (“allevatore di pollame”). Simonide Braconi ha magistralmente interpretato il Concerto, coadiuvato da un efficace accompagnamento di Chailly che è passato dalla grande orchestra del Ragtime alla più limitata compagine del Concerto.
Il direttore ha rivelato la propria affinità con le musiche hindemithiane da lui già affrontate in passato con le orchestre del Concertgebouw e di Lipsia, per poi rivolgersi a un altro autore da lui molto amato, il Gershwin della Cuban Overture e quello di An American in Paris. Qui si è assistito a un vero e proprio exploit dell’orchestra che ha riscosso assieme al Direttore gli entusiastici applausi del numeroso pubblico.























