di Attilio Piovano
Auditorium ‘Agnelli’ stracolmo, a Torino, la sera di venerdì 29 novembre 2024, per l’atteso recital di Grigory Sokolov, tra i massimi pianisti viventi, per la stagione di Lingotto Musica. A fine serata, dopo gli ormai consueti sei bis d’ordinanza (diconsi sei), un vero e proprio delirio di pubblico. E dire che Sokolov non s’identifica certo con la figura del pianista divo, di quelli che galvanizzano le platee, al contrario appare piuttosto l’emblema dell’anti divo, col suo fare compassato e la compostezza estrema del suo modo di porgersi. Un esempio significativo: dopo il terzo o quarto bis, dalla zona delle poltrone del coro, nel silenzio immateriale dell’attesa, si leva nettissimo un sonoro e vibrante «Sei grande!» Sokolov resta impassibile, in apparenza algido ed anaffettivo, in realtà tutto proteso sulla sola essenza del suono, interpone ancora una manciata di secondi e lascia fluire la musica distillando le note come pochi altri.
Massima concentrazione, palco immerso nella semioscurità e programmi sempre più rarefatti e ricercati, per veri intenditori. E dunque prima parte nel segno dell’arcaico William Byrd, virginalista britannico vissuto a cavallo tra ‘500 e ‘600, del quale Sokolov offre all’ascolto un florilegio di Pavane, Gagliarde, Fantasie, melodie popolari, Variazioni e altre pagine ancora per lo più striate di malinconia. Sokolov si rivela impareggiabile nello sciorinare gli abbellimenti con un nitore di suono assolutamente inarrivabile, se ne apprezza la pulizia dei fraseggi non meno che la costante (re)invenzione timbrica, la messa in luce dei contrappunti, sì da evitare la monocromia di brani pur eccelsi che tuttavia, sia concesso, si assomigliano un po’ tutti.
Poi, delle chopiniane Quattro Mazurke op. 30 e così pure delle Tre Mazurche op. 50, Sokolov pone in evidenza analogie ed elementi peculiari di ognuna, presentandole come due blocchi sì monolitici, ma nel contempo estremamente frastagliati. Singolare, anche in tal caso, la maestria del pianista russo nel variare i timbri e nel conferire il giusto peso ad ogni singola nota, ad ogni fraseggio, esplorando un incredibile spettro di dinamiche, pur entro una lettura sostanzialmente intimista e diafana. Una lezione di stile, volta a mostrare come tali opere non appartengano solo al genere frivolo dell’intrattenimento e della danza impregnata di folklore, bensì possano disvelare quella medesima densità polifonica delle superbe Ballate. Non a caso l’eredità bachiana emerge poderosamente in queste opere di Chopin, filtrata attraverso una sensibilità smaccatamente romantica che il pianista russo restituisce in tutta la sua pregnanza con un fare quasi ‘mistico’ riconosciutogli del resto dai critici e dalle platee di tutto il mondo.
Una lettura ieratica e intimista per l’appunto, quella di Sokolov, immersa entro un afflato che si direbbe religioso in senso lato, destinata a protrarsi poi ancora nello Schumann prescelto, quasi in continuità, e dunque quello delle sublimi Waldszenen. Gli apici dinamici, che pure non mancano, sono sempre sapientemente timbrati, sempre soggetti a un controllo sorvegliatissimo del suono e del tocco. Addirittura in uno dei passi più esuberanti (Herberge, Osteria) e così pure in Jagdlied il tono popolaresco e fin triviale viene sublimato in una dimensione quasi trascendente. Il culmine emotivo, come prevedibile, nell’Uccello profeta in cui Sokolov riesce come pochi altri al mondo ad ibridare le frasi con una pedalizzazione sopraffina ed una delicatezza di suono che si ritrova poi ancora nel commosso commiato (Abschied). Lunghi istanti di assorto e ammirato silenzio, poi gli applausi, scroscianti e interminabili, seguiti dalla sequenza dei bis (di Purcell la Ciaccona in sol minore Z 730, poi di Chopin le Mazurche in la minore op. 68 n. 2, in do diesis minore op. 63 n. 3, in fa maggiore op. 68 n. 3 intercalate allo Studio op. 25 n. 2 e infine di Bach il Corale «Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ» BWV 639): bis affrontati, lo si anticipava, con impassibile e profondissima intensità. Altamente emblematica la conclusione di serata nel segno del sommo Kantor.























