di Luca Chierici
Un evento di grande spessore ha caratterizzato la stagione 2024-2025 della società del quartetto di Milano coinvolgendo il pianista Andras Schiff, ben noto al pubblico milanese per i suoi cicli beethoveniani e schubertiani fin dagli anni Ottanta.
Protagonista dell’appuntamento attuale era L’arte della Fuga di Johann Sebastian Bach, ultimo capolavoro rimasto incompiuto ed elaborato su un semplice tema in re minore, sottoposto a quattordici fughe e a cinque canoni in una geniale ricerca di combinazioni che suscitano ancora oggi la meraviglia degli ascoltatori. Schiff, pur aiutandosi con lo spartito (la memorizzazione de L’arte della fuga è al limite dell’impossibile) ha svolto un lavoro di impervia difficoltà, aiutandosi con l’allieva Schaghajegh Nosrati per i Contrapuncti che richiedono un secondo pianoforte. Una breve introduzione del pianista ha aperto la serata spiegando quali erano gli elementi che caratterizzano questa composizione somma. Poi il pianoforte, strumento non esplicitamente indicato da Bach (che pensò questa composizione in maniera astratta) ha iniziato il lungo cammino sostenuto da un tocco esplicativo che metteva in risalto le ricorrenze del soggetto o delle sue variazioni. Il pubblico ha ascoltato in un silenzio impressionante questo capolavoro e, come da richiesta, ha osservato un minuto di silenzio al termine del Contrapunctus XIV che rimane interrotto poche battute dopo l’apparizione del quarto soggetto coincidente con le note che corrispondono alla sigla B.A.C.H. Un concerto da ricordare.























