di Monika Prusak
C’è qualcosa di implacabile e costante nella vitalità della musica di Johann Sebastian Bach, motrice di tutte le sue opere, tra cui spiccano le due Passioni, composizioni estese e articolate, a ruoli ma non sceniche, con una drammaturgia interiorizzata che trascina in un andamento serrato di ritmo e armonia. L’uso strumentale delle voci corali si intreccia con la cantabilità degli strumenti di cui nessuno risulta protagonista, formando insieme una macchina sonora perfetta e coinvolgente che accompagna il racconto dei soli. Tutto ciò rende l’esperienza di ascolto delle Passioni dal vivo un evento estremamente forte e indimenticabile, ma il cui effetto finale dipende dal livello di affiatamento dei singoli e dell’omogeneità della concertazione.
Lothar Koenigs presta grande attenzione a questo aspetto dell’esecuzione proponendo una interpretazione pacata, ma a tratti fin troppo poco intensa. Ciò si avverte soprattutto nelle parti iniziali del coro in cui il grido “Herr” avrebbe dovuto risuonare con maggiore impeto. Lo stesso riguarda l’orchestra che non riesce inizialmente a dare la giusta intensità ritmica. Tuttavia, sia il coro che l’orchestra migliorano nel proseguimento fino a dare un’ottima resa dei cori finali con un toccante e delicato “Ruht wohl” e un catartico “Ach Herr, laß dein lieb Engelein”. Il ruolo più complesso spetta ovviamente all’Evangelista che racconta tutta la vicenda della crocifissione di Cristo; Jörg Dürmüller la affronta con una grande sicurezza vocale e interpretativa. Lo stesso vale per Pilato di Jóhann Kristinsson e Gesù di Dietrich Henschel, che in più esegue tutta la parte a memoria aumentandone l’espressività. Risulta debole l’ingresso del tenore Jan Petryka, che migliora nella seconda parte. Molto bene, invece, il soprano Mojca Erdmann dotata di una voce dolce e luminosa, adatta alla scrittura acuta di Bach. Non esalta inizialmente il mezzosoprano Christina Daletska, che da comunque una buona prova al momento cruciale della Passione nell’aria “Es ist vollbracht!”. Una nota va a James Southall all’organo e a Marco Lo Cicero alla viola da gamba, che dona un tocco filologico all’esecuzione delle arie soliste.























