di Monika Prusak
Non accade spesso, ahimè, di poter assistere a un concerto di musica contemporanea per ragazzi di scuola, tanto meno a un concerto di musica contemporanea i cui interpreti sono proprio loro.
L’idea di recuperare e presentare una composizione pensata per un numerosissimo organico misto tra professionisti formati e principianti è stata realizzata con grande cura da alcune istituzioni AFAM e da quelle scolastiche di primo e secondo grado. Si tratta del Concerto per 4 flauti solisti e 100 flauti migranti del 1997 di Salvatore Sciarrino, una composizione impegnativa già per il numero di strumentisti che impiega, ma anche per la partecipazione di flautisti giovani e giovanissimi, che richiede una certa disciplina e concentrazione. Tra le istituzioni impegnate due conservatori di musica, “Alessandro Scarlatti” di Palermo e “Antonio Scontrino” di Trapani, il Liceo Musicale “Regina Margherita” di Palermo, e un numero consistente di Istituti Comprensivi ad indirizzo musicale. Oltre ai quattro solisti professionisti, Gianni Trovalusci, Alessandra Rombolà, Alessandro Lo Giudice ed Eva Geraci, alla produzione hanno contribuito i diversi tutor scelti dalle istituzioni soprannominate, nonché due compositori del capoluogo siciliano, Giovanni Damiani e Marco Crescimanno.
Questa singolare composizione di Sciarrino è stata concepita come una migrazione di suoni, metafora della migrazione fisica di persone, in questo caso di suonatori di flauto traverso. Un po’ come nel caso di spostamenti presenti nella natura e nella vita quotidiana – degli uccelli, dei grilli, ma anche il traffico o la pioggia – il compositore impone il movimento a tutti i 100 flautisti tracciando un percorso ben preciso e rispettato dalla presente produzione. Come quando “farfalla bianca traversa un campo”, scrive lo stesso Sciarrino, e “sembra svolazzare a casaccio. Invece ha una direzione precisa e non è sola”. Lo stesso caratterizza anche gli spostamenti dell’uomo: “chi viene preso dalla febbre di partire, non è facile che resista”. Sono i quattro solisti a creare un ambiente sonoro intorno al pubblico intrecciandosi in uno scambio di suoni spesso incrociati che girano, si sdoppiano e moltiplicano fino a perdersi. I flauti migranti, invece, percorrono l’ambiente in diagonale, spostandosi in maniera incessante sempre nella stessa direzione, quasi fosse un massiccio flusso di liquido che crea una “circolarità dello spazio e del tempo dove la metafora del viaggio apre un solco” (Sciarrino).
Ai significati dettati dall’autore gli interpreti aggiungono dei significati nuovi legati all’Ecologia Sonora, che riportano in mente i temi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Come leggiamo nel programma di sala l’augurio metaforico è quello di poter, attraverso i soffi, l’aria, il vento, il respiro e l’alito vitale, liberare la Terra dall’inquinamento e farla tornare a respirare. La composizione, a parte il fascino sonoro e una forte intensità emotiva, dovrebbe quindi stimolare una maggiore consapevolezza ambientale, nonché avvicinare i giovani musicisti alla pratica di agire insieme in modo da stimolare potenzialità creative e non solo artistiche.
L’estesa composizione di Sciarrino inizia con il dialogo dei quattro solisti, posizionati, come indicato dal compositore, nei quattro punti cardinali del teatro: il palcoscenico, il palco reale e i due palchi laterali. I suoni e i rumori presentano diverse intensità, sin dall’inizio si avverte una certa tensione che si rafforzerà per poi svanire nella conclusione del brano. I flauti migranti usano l’intero strumento o la sola testata per produrre svariati effetti sonori a ritmo serrato. Il flusso è continuo, abbastanza movimentato, per cui l’idea del solco è netta, il solco che nella sua forma diagonale ricorda una sorgente che scorre a velocità, con un’intensità di esecuzione simile alla lava che scorre dopo un’eruzione vulcanica. I quattro solisti sono concentrati, la distanza tra di loro è ampia, e riescono a dare un input deciso ai giovani musicisti erranti. Lo scambio è vivo e vibra di una vita interiore quasi fosse un grido sommerso che diventa sempre più forte, fino a portare i quattro flautisti a un dialogo conciso nella parte finale del brano. Agli effetti sonori dei passanti si aggiungono quelli dei passi che, nonostante la prescrizione del compositore di evitarli, donano all’esecuzione un aspetto ancora più realistico, dimostrando allo stesso tempo la difficoltà di mantenere l’attenzione dei giovani interpreti. È un compromesso accettabile di fronte alla preoccupazione costante per il futuro della musica tra i più giovani. Un futuro incerto che, per via della sovrapposizione dei diversi generi commerciali, riguarda maggiormente proprio la musica contemporanea e nuova. Lodi alla sovrintendenza del Teatro Massimo per aver condiviso e aiutato l’entusiasmo di una idea complessa, ma – come si è visto – non irrealizzabile.























