Dialoghi sul comporre: la musica d’oggi spiegata dai compositori

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Nuove vie creative per il futuro della musica d’arte: ne hanno parlato compositori e studiosi  nella terza edizione di un fitto summit a Budrio, in provincia di Bologna


di Elena Abbado


IN QUALE DIREZIONE sta andando la musica italiana contemporanea e cosa rappresenta oggi nel bilancio culturale del nostro paese? Per il terzo anno consecutivo prova a rispondere a questi ed altri quesiti sensibili la rassegna Dialoghi sul comporre, una serie d’incontri concentrati in un’intensa tre giorni – dal 2 al 4 gennaio 2015 – e ospitati nella suggestiva sede de Le Torri dell’Acqua, centro culturale creato dal Comune di Budrio, in provincia di Bologna, nell’originaria struttura di un ex acquedotto.

I Dialoghi sul comporre nascono da un’idea del compositore Paolo Aralla. Alla base dell’intera iniziativa vi è la convinzione condivisa da un crescente numero di compositori, musicisti e musicologi italiani che solo attraverso il confronto aperto e fluido tra le giovani generazioni di artisti e studiosi e la partecipazione attiva di compositori già affermati, si possano trovare nuove vie creative per il futuro della musica d’arte in Italia.

Come già negli scorsi anni, la rassegna si è configurata quale unicum nel panorama nazionale, perché indipendente e non organizzata a fini di lucro, nata semplicemente dalla volontà di scambio artistico e culturale. Inoltre l’iniziativa si caratterizza per una duplice funzione di manifestazione pubblica e allo stesso tempo di gruppo di lavoro attivo quale punto di riferimento e d’incontro per gli addetti ai lavori. Era presente il collettivo /nu/thing, gruppo aperto fondato nel 2011 da Andrea Agostini, Marco Momi, Erik Maestri, Daniele Ghisi, Andrea Sarto, Raffaele Grimaldi, insieme ai compositori Paolo Aralla, Giovanni Bertelli, Daniele Bravi, tra gli altri. Nuovi interlocutori sono stati quest’anno anche Fabio Cifariello Ciardi, Giuliano Bracci e Juste Janulité. Molti dei nomi citati sono residenti all’estero, dove hanno trovato quelle concrete possibilità di crescita artistica, laddove, in ambito nazionale, sono venute ormai meno.

Ognuna delle attività che ha animato il fitto calendario – sei workshop, dieci incontri e nove concerti in totale – ha rappresentato una finestra aperta sulle singole esperienze musicali, spesso molto distanti tra di esse, con la possibilità di un immediato confronto con il pubblico, per una volta non solo ridotto all’ascolto.

Molti sarebbero gl’interventi degni di nota. Tra essi segnaliamo la presentazione della compositrice lituana ma residente da molti anni in Italia, Justé Janulité, dal titolo: “Musica monocromatica. Concetti estetici e tecnici”. Un viaggio alla scoperta del progetto Sandglasses, composizione per quattro violoncelli, elettronica (Michele Tadini, Antonello Raggi) e video installazione (Luca Scarzella), realizzato dall’artista per l’opera di Vilnius nel 2010. La potenza creatrice di Janulité (che si autodefinisce “compositrice di musica monocromatica”), amplificata dall’elettronica, moltiplica i drones dei violoncelli fino a 500 linee che si sovrappongono, creando così, in un ideale ed apparentemente infinito glissando discendente fino al do basso della quarta corda, una cattedrale di suoni cosmici. Fabio Cifariello Ciardi nel suo intervento “Lenti acustiche” ha presentato invece il suo progetto Voci vicine, Passione in 4 quadri per giornalista narrante, video, ensemble ed elettronica (2014), esprimendo la sua visione di una estetica-filtro della realtà che ci circonda, soprattutto resa nell’uso di reperti video preesistenti, incastonata in un’idea del compositore non più avulso dalla società e dai suoi problemi, ma portatore di riflessione su essi attraverso la propria arte, nel tentativo, però, di rimanerne il più possibile cronista imparziale.

Tra i musicisti intervenuti Manuel Zurria, Roberta Gottardi, David Brutti, Simone Beneventi, Luca Piovesan, Anna d’Errico, Valentino Corvino, il duo composto da Francesco Dillon ed Emanuele Torquati, il Quartetto Maurice, hanno dato vita a concerti sperimentali di altissimo livello. A testimonianza della vivacità creativa, si sono susseguite presentazioni di inediti progetti (tra gli altri Landscapes with tears di Zurria e Trans-traum del duo Dillon Torquati), interazioni innovative fra strumenti e tecnologia quali, ad esempio, oltre ai più svariati usi dell’elettronica, gli stomp boxes e loop machines applicati al sax di David Brutti (con il pezzo Cinque nudi di Marco Momi), addirittura, un nuovo strumento musicale ideato dal percussionista Simone Beneventi: la violoncassa pendula (creata per Luis de Pablo nel 2008). Da segnalare il quartetto n. 3 “In iij Noct” di Georg Friedrich Haas, un concerto eseguito totalmente al buio dal bravissimo Quartetto Maurice (Georgia Privitera vl., Laura Bertolino vl., Francesco Vernero vla., Aline Privitera vlc.)

Ulteriore contrappunto, per la prima volta presente nella struttura della rassegna, è giunto dagl’interventi musicologici, che hanno animato l’ultima giornata di lavori con profonde riflessioni teoriche di Stefano Lombardi Vallauri (Musica contemporanea e musicologia contemporaneista: al cospetto del nulla, intensificare ed espandere) e Vincenzo Santarcangelo (Improvvisazione ovvero politica incarnata. Da Cornelius Cardew a Butch Morris). Grazie all’edizione 2015 dei Dialoghi sul comporre l’anno è già iniziato carico di fermento artistico e una rinnovata speranza di cambiamento, che ci auguriamo abbiamo modo di continuare a crescere e trovare terreno fertile intorno a sé.


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L'autore: Elena Abbado

Elena Abbado (Arezzo, 1981) è laureata con lode in Musicologia e beni musicali e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dello Spettacolo presso l’Università di Firenze. Si è inoltre formata all’estero presso il Balassi Institute, l’Università ELTE, l’Accademia Liszt di Budapest e le Università di Pécs e Debrecen. Inizia a scrivere articoli musicologici nel 2002. Dal 2008 conduce attività convegnistica. Dal 2012 al 2014 è stata redattore della rivista «Drammaturgia». Musicologicamente ama dividere i suoi interessi e le sue ricerche tra passato e presente, facendo esperienze diversificate e ritenendo ciò una risorsa per trovare nuovi approcci storiografici. Collabora dal gennaio 2015 con Il Corriere Musicale

C'è un commento all'articolo

  1. Mario Guido Scappucci

    Argomento di fondamentale importanza. Mi permetto di proporre, per un prossimo incontro, un’idea che mi vede protagonista: il “Gradiente Stilistico”. Si tratta, molto in sintesi, di un modo nuovo di guardare il panorama contemporaneo. Attraverso questo concetto, ogni musica del passato e del presente può essere collegata in misura più o meno evidente a tutte le altre grazie ad una matrice comune, dalla quale tutte discendono. Attraverso questi fili nascosti è possibile trovare relazioni coerenti tra diversi linguaggi, per una musica che superi la contingenza stilistica postmoderna e ritrovi la possibilità di un linguaggio organico
    futuro.

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