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La Rondine a Catania

Santi Calabrò di Santi Calabrò
23 Gennaio 2018
in OPERA
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Home OPERA
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di Santi Calabrò foto © Giacomo Orlando


La disputa tra l’amor “sentimentale” e quello “occasionale”, che impegna i personaggi all’inizio della Rondine, nel corso dell’opera si sposta di segno: non c’è da sorprendersi, visto che Puccini è un maestro degli slittamenti di senso e delle dissociazioni. Fatto sta che alla fine la protagonista Magda torna alla sua vita dove, a rigore, domina un terzo tipo di amore – quello “interessato”. E neanche Lisette, che a parole si fa paladina dell’occasione, è in linea con quanto predica: il suo rapporto sui generis con Prunier (che non può dire al mondo che ne è invaghito, ne andrebbe del suo status di poeta) risulta il più stabile, e quindi un po’ “sentimentale”, a modo suo, lo è. In questo allettante parterre di sistemi morali, il fatto che si finisca nell’esaltazione di un perbenismo antico e non proprio parigino – non posso sposarti per il mio passato – è uno dei punti deboli dell’opera. Da Magda, e da Puccini, si poteva pretendere una conclusione almeno più sfumata nelle motivazioni. Se si aggiunge una certa inevitabile lentezza del primo atto, solo parzialmente compensata dalla presenza di un’Aria giustamente famosa, inaugurare una stagione con un buon successo in una delle creazioni più problematiche di Puccini è un fatto positivo: di certo un buon auspicio per il 2018 del Teatro di Catania.

Come tutti nell’opera mostrano di sapere – tranne Ruggero –, partita dallo stato di grisette, cioè ragazza emancipata di bassa estrazione, Magda vive nel lusso grazie al suo facoltoso protettore Rambaldo, al quale ovviamente si offre. La fellatio che Gianluigi Gelmetti fa intravedere in un angolo della scena, verso la fine del primo atto, rende consapevoli gli spettatori dei rapporti reali fra i due: prima non lo sapeva nessuno! Gelmetti offre peraltro una buona prova nel doppio ruolo di direttore e regista affidatogli. Sul versante musicale l’orchestra ha esibito una concertazione accurata e scansioni fraseologiche ben profilate. È evidente la fiducia di Gelmetti in Puccini: l’intarsio di riferimenti musicali e stilistici, spesso sapientemente in controtendenza con quanto avviene in scena, è ben tessuto dal compositore in una trama omogenea, e quindi il senso della musica e la sua coerenza di insieme possono emergere anche con una lettura analitica.

Una interpretazione che si potrebbe definire “moderna”, rivelatasi felice per gran parte dell’opera; in qualche punto, per esempio nel quartetto del secondo atto, non guasterebbe però puntare a una più densa omogeneità sonora e a una maggiore fluidità, come anche affidarsi a un lirismo più disteso. Sul versante dell’allestimento, il lavoro di Gelmetti si è avvalso dell’apporto di Pasquale Grossi – che ha firmato scene e costumi -,  e di Eleonora Paterniti come regista collaboratore. Colpisce la differenza di concezione tra l’ultimo atto e il resto dell’opera. Nei primi due atti vengono ricreati gli ambienti – il salotto di Magda (di  un liberty elegante) e il ritrovo notturno (con una scalinata, molto funzionale per i movimenti, che incornicia la scena) -. Nel terzo atto, a parte un tavolo e due sedie da giardino, non c’è niente, ma lo sfondo – il cui effetto sembra richiamare il teatro di Robert Wilson – cambia colore, graduandosi da un luminoso blu, all’arancio, al nero, in accordo al dramma arrivato al dunque nel dissidio intimo della protagonista, che finalmente compie la sua scelta: lasciare l’amato Ruggero nella sua provincia e tornare da Rambaldo. Può bastare questo effetto empatico degli sfondi a rendere del tutto convincente questo finale, dove la rinuncia di Magda – innescata dalla rivelazione che Ruggero la vuole sposare e che ha persino una madre – lascia sempre un vago senso di sproporzione tra avvenimenti, contesti, lacerazioni interiori e decisioni fatali? Non può bastare, ma un po’ aiuta. Fra i cantanti, si apprezza la bella pasta vocale di Giuseppe Filianoti nel ruolo di Ruggero, il brio e l’efficacia di Angela Nisi (Lisette), e la buona prova di Andrea Giovannini (Prunier), mentre Patrizia Ciofi (Magda) nella replica che abbiamo ascoltato non è apparsa in grado di dare spessore e colore a tutti i registri, per quanto a volte negli acuti siano emerse sia le sue doti che una buona adesione al personaggio.

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Santi Calabrò

Santi Calabrò

Pianista e musicologo, suona per prestigiose istituzioni, tiene concerti-conferenza e partecipa a convegni in Italia e all’estero. Nelle ultime stagioni ha eseguito con successo diversi concerti per pianoforte e orchestra in Italia, Romania, Ucraina, Bulgaria, e ha tenuto recital e masterclass in varie città italiane ed europee. Svolge attività di critico musicale, pubblica articoli su riviste specializzate ed è autore di saggi per volumi collettanei; si occupa di analisi musicale, drammaturgia musicale, analisi dell’interpretazione, metodologia della tecnica pianistica. Fra i saggi recenti: Tra classicità e teoria degli affetti: Lili Kraus interprete di Mozart (nell’Ebook Punti e contrappunti), La lezione metodologica hegeliana e il “dramma” tonale del sonatismo classico (nel volume Il lamento dell’ideale. Beethoven e la filosofia hegeliana, Eut, Trieste), Artur Schnabel and the Harmonic Functions (nel volume Performance Analysis: a Bridge Between Theory And Interpretation - Cambridge Scholars Publishing), Trasmutazione di un archetipo e sue conseguenze nel I movimento della Sonata op. 110 di Beethoven (Rivista di Analisi e Teoria Musicale). Vincitore di concorso nazionale, insegna presso il Conservatorio di Messina.

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