di Luca Chierici
Un Barenboim ottantatreenne visibilmente stanco, che a fatica sale sul podio per rimanere poi seduto per gran parte del programma, è quello che il pubblico ha visto l’altra sera alla Scala per un evento tanto atteso.
Ed è anche per questo motivo che gli spettatori gli hanno tributato delle vere e proprie ovazioni, memori di tante passate stagioni vissute in teatro dal grande direttore e pianista. La Quinta sinfonia di Beethoven che rappresentava la seconda parte dell’impaginato è stata rivissuta da Barenboim come in un sogno, o un lontano ricordo, quasi un rinnovato ricordo di un repertorio a lui molto caro oggi riproposto senza il vigore di un tempo. Tempi più allargati, incisi meno presenti ma anche dettagli nuovi che normalmente non vengono colti nelle esecuzioni tradizionalmente più ricche di gestualità.
La serata era però iniziata con l’ausilio della grande violinista georgiana Lisa Batiashvili che, in perfetto accordo col direttore, ha plasmato con maestrìa e bellezza di suono il famoso Concerto op.61 che sembrava quasi essere una grande Sinfonia concertante tanto la parte del violino era amalgamata con quella dell’orchestra. Non si è capito come mai la violinista abbia eseguito la tradizionale cadenza di Kreisler invece di quella di Schnittke annunciata nel programma di sala. Dopo il Concerto la Batiashvili, insieme con alcune parti dell’orchestra, ha intonato la celeberrima Aria sulla quarta corda dalla Suite orchestrale di Bach, ottenendo se possibili applausi ancora più calorosi.























