di Monika Prusak
Composta per la recita natalizia del 1689 di un collegio femminile di Chelsea (Londra) diretto dal ballerino e coreografo Josias Priest, Dido and Aeneas è un’opera brevissima ma al contempo estremamente carica di espressività e bellezza o, per dirla nel rispetto del principio estetico musicale caratteristico dell’epoca barocca, di “affetti”. Quest’ultima vedeva proprio nell’Affektenlehre un espediente efficace per suscitare emozioni specifiche nell’animo dell’ascoltatore.
La versione di Lorenzo Amato è uno spettacolo minimal, elegante e curato nel dettaglio, con scene scure e cupe, rischiarate da luminosi costumi e luci usate in maniera sapiente. La storia racconta l’amore complicato tra la regina di Cartagine, Didone, e il principe troiano Enea, reso impossibile da maghe e spiriti e concluso con l’allontanamento forzato di lui e la successiva morte della protagonista.
La produzione ha goduto di un ottimo cast di cantanti. Al debutto nel ruolo della protagonista, Roberta Mameli presenta una figura femminile forte e docile allo stesso tempo, struggente nel famoso finale nonostante la voce non sempre sufficientemente cantabile. Possente e ben predisposta la voce della Maga di Aya Wakizono, affiancata efficacemente dalle due Streghe Amélie Hois e Giulia Alletto, dotate di vocalità luminose e ben risonanti. Tra i comprimari spicca maggiormente il personaggio di Belinda, interpretato da Martina Licari in maniera consistente e valida. Completano il cast le ottime performance delle voci maschili: Dominic Sedgwick nei panni di Aeneas, Alexandru Costea come Spirito e Samuele Di Leo nel ruolo del Marinaio.
L’Orchestra del Teatro Massimo è stata diretta con delicatezza dall’inossidabile Gabriele Ferro, che ha scelto tempi e carattere a tratti fin troppo pacati, donando tuttavia allo spettacolo un’atmosfera eterea e sognante. Di grande rilievo l’apporto dell’ensemble di strumenti antichi, concertato al cembalo e all’organo da Ignazio Maria Schifani, così come la prova del Coro del Teatro Massimo, preparato con precisione da Salvatore Punturo. Hanno completato la raffinatezza della resa scenica gli enigmatici movimenti coreografici, che hanno conferito ulteriore fluidità visiva all’impianto registico di Amato.























