di Luca Chierici
Il concerto che ha riaperto la stagione della Filarmonica della Scala per il nuovo anno si presentava già nell’ottica del successo per la presenza di due numeri molto amati dal pubblico – il terzo Concerto di Prokof’ev e la quarta sinfonia di Čajkovskij – e per il ritorno, in qualità di solista, del magnifico pianista Alexandre Kantorow, figlio d’arte già ascoltato in recital nel Teatro nel novembre del 2024.
Kantorow non è solamente un grande virtuoso, ma anche un pianista che va particolarmente a fondo nelle sue scelte di repertorio e compie un’analisi approfondita dei testi da lui affrontati. Come ha recentemente dichiarato in una intervista condotta da Marco Ferullo, responsabile della Comunicazione dell’Orchestra, il terzo Concerto “ha un equilibrio straordinario tra il mondo del folklore e una dimensione moderna, quasi industriale, fatta di loop, di trance, di meccanismi”. E in pieno accordo con Chailly, il pianista ha messo in luce tutta la costruzione di un discorso che sembra orientato apposta all’accumulazione di una tensione strumentale che si libera definitivamente nella straordinaria conclusione. Ma anche il gioco dei rapporti dialettici nel primo movimento, con il contrasto tra un’apertura dolce e serena su una melodia di sapore popolare e l’urgenza espressiva dell’Allegro, pongono in risalto un binomio che caratterizza gran parte della poetica prokofieviana, ossia l’accostamento di oasi liriche di semplicità disarmante a momenti di vitalità sfrenata.
Al successo di questa prima parte della serata Kantorow ha fatto seguire a grande richiesta del pubblico un bis che era da lui già stato presentato durante il suo recital del 2024, la trascrizione lisztiana della “Morte di Isotta”, epilogo del “Tristano”. Chailly ha poi preso in mano con autorevolezza l’infuocato contenuto della quarta sinfonia, descritto dall’autore in celebri pagine scritte alla Contessa von Meck e sempre protagonista di immediata presa sul pubblico. Che ha tributato a direttore e orchestra i quasi deliranti applausi a conclusione di una serata da ricordare.























