di Simeone Pozzini
È già tutto racchiuso nell’apertura di quinta di dominante che non risolve immediatamente, l’essenza della nuova registrazione del sassofonista britannico Andy Sheppard: trattenere un po’ il piacere armonico, non rivelare tutto subito. Salt Catchers (pubblicato dalla Ecm) è un disco caratterizzato da grandi aperture armoniche, da un grandissimo lirismo, davvero degno, insieme ad un suono sassofonistico di caratura, di poter essere accostato alle grandi voci del nuovo millennio. Ed è quindi una registrazione intensa e sognante, quasi uno studio sul lirismo, piena di ballads condotte con eleganza e senza banalità armoniche, quella del sassofonista Sheppard, che sembra voler omaggiare Carla Blay e Steve Swallow, anche nella scelta di non usare un supporto ritmico. il tutto fa propendere e sviluppare la registrazione in termini di “orizzontalità”.
Non si può poi non spendere due parole sui partner di questa registrazione, la raffinata pianista italiana Rita Marcotulli (magnifica la sua introduzione in This Too – Threes Hills) ed il preciso e robusto bassista francese Michel Benita. Sheppard ricorda che aveva suonato già molte volte con questi musicisti ma che non aveva avuto occasione di registrare con loro. L’Interplay è molto profonfo per questa registrazione di tradizione, piena di prezionismi e raffinatezze armoniche. Interesante ricordare il dato biografico del brano Irene, brano dedicato alla madre, in cui Sheppard suona il soprano.
Per noi il brano del disco da citare è Draw you in Stars, forse il meno appariscente ma pieno di una narrazione fluida, che guarda sempre in avanti.






















