Wiener Philharmoniker diretti da Chailly

Ricccardo Chailly Foto© Silvia Lelli

Ricccardo Chailly (foto Silvia Lelli)


Al Teatro alla Scala impegnati nella Sesta di Bruckner e nel Concerto per violino di Sibelius. Solista Leonidas Kavakos


di Luca Chierici


CATAPULTATI QUASI NEL MEZZO dell’orchestra grazie a una provvidenziale assegnazione di posto nel palco di proscenio, era molto facile l’altra sera essere preda di un vero e proprio delirio acustico nel sentire suonare i Filarmonici di Vienna, soprattutto nel “loro” Bruckner, piatto forte – con la Sesta sinfonia – del programma presentato per una tournée sotto la bacchetta di Riccardo Chailly. Grande festa in teatro, ovviamente, per il prossimo direttore musicale, e tanti amici di sempre che erano accorsi per l’evento piuttosto raro, sfidando una pioggia che ha gettato da molti giorni la città in uno stato di depressione. Chailly ha inaugurato la serata con una densa pagina di Sibelius, il poema sinfonico Finlandia, scelto più che altro per impaginare meglio il programma in vista dell’esecuzione del Concerto per violino del musicista che di quella terra è stato il vate più famoso. Il Concerto è opera di indubbio fascino che un tempo non era così assiduamente frequentata dai solisti e che si ascoltava piuttosto di rado: oggi non c’è violinista di fama che non l’abbia in repertorio e lo stesso Leonidas Kavakos ne è accanito sostenitore. E a ragione, perché si tratta di un lavoro che sembra fatto apposta per sottolineare le qualità più specifiche del celebre artista greco: la capacità di far comprendere a chi ascolta l’arco narrativo, l’invenzione melodica, e allo stesso tempo una precisione e un assetto da strumentista classico che è in grado di superare con disinvoltura qualsiasi tipo di difficoltà. Manca a Kavakos quel volume di suono che fu prerogativa di pochi illustri violinisti del passato (e in questo dobbiamo constatare che molti altri suoi colleghi soffrono oggi della stessa privazione, come se si trattasse di un fatto generazionale) e che meglio avrebbe potuto contrastare la violenza fonica della grande orchestra. Ma ciò non toglie quasi nulla alla sua statura di interprete e di formidabile virtuoso che qui abbiamo avuto l’occasione di lodare più volte.

Il lungo percorso che l’ascoltatore deve intraprendere quando si trova di fronte alle grandi sinfonie di Bruckner (che solamente per dimensioni possono essere paragonate a quelle di Mahler, di fatto concepite attraverso un linguaggio assai diverso e in epoca già più “moderna”) è paragonabile a una strada che scorre parallelamente a quella più assertiva tracciata dal solco brahmsiano. Brahms sta a Beethoven come Bruckner sta a Schubert, e forse in un confronto con questo autore, più che in Wagner, vanno scovate certe analogie formali, il divagare continuo in tonalità lontane, l’utilizzo di cellule tematiche ripetute fino all’ossessione tipico di molte sinfonie bruckneriane. La sesta è tra quelle tutto sommato meno eseguite, e la memoria ci riporta a una esecuzione scaligera di quasi trent’anni fa da parte del sensibile Gavazzeni. Ma per correttezza dovremmo qui ricordare le esecuzioni mutiane di dieci anni successive e una sortita dello stesso Chailly avvenuta con i complessi della RAI a Torino nel ’97. Se allora il direttore milanese fu certamente in grado di dominare una partitura così complessa, e prima ancora fu protagonista alla Scala di non dimenticate esecuzioni – citiamo a memoria – della quinta, della settima e della nona sinfonia, oggi ci troviamo di fronte a un interprete che è passato attraverso le esperienze insostituibili di Amsterdam e di Lipsia e che è arrivato a una sintesi di tecnica e di pensiero che appare molto lontana dagli esiti già eccellenti del passato. Grazie all’esempio della magnifica esecuzione della sesta sinfonia, pur sostenuta  dal suono e dal prestigio di un’orchestra meravigliosa, possiamo star certi che il comparto del tardoromanticismo austro-tedesco sarà tenuto bene in conto nella programmazione futura del teatro e troverà proprio in questo direttore un suo interprete devoto e ammirevole.


Concerto dei Wiener Philharmoniker | Direttore Riccardo Chailly | Violinista Leonidas Kavakos | Teatro alla Scala, 18 Gennaio 2014


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L'autore: Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dal 1978 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alla rivista Classic Voice dal 1999 come esperto di musica pianistica. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Musica, Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 110.000 spartiti e una collezione di oltre 70000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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