di Monika Prusak
Un’anteprima di stagione di notevole slancio quella proposta dall’Orchestra Sinfonica Siciliana, che chiama sul podio il noto pianista e direttore tedesco Alexander Lonquich.
Impegnato in doppia veste con il Concerto n. 27 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra K. 595 di Wolfgang Amadeus Mozart, l’artista ne ha proposto una interpretazione delicata e galante, allo stesso tempo ricca di sfumature timbriche e dinamiche, le ultime mai troppo elevate. La delicatezza dell’approccio sonoro si intende già dall’organizzazione degli strumenti, che mette davanti i due gruppi di violini, lasciando più lontani gli strumenti più gravi. L’orchestra segue il direttore alla lettera, permettendogli di alzarsi e tornare a suonare senza alcuno sforzo apparente, complice il violino di spalla che partecipa attivamente alla concertazione. Si respira un’aria serena di intesa, il Concerto di Mozart riesce perfettamente, sia dal punto di vista stilistico sia da quello espressivo. Lonquich sceglie per la parte solista un timbro cristallino ma non freddo, con un suono più robusto nei frammenti dell’insieme e più fine nei momenti di cadenza. Il pubblico ristretto, probabilmente a causa del lungo weekend festivo, applaude calorosamente fino a ottenere un bis, durante il quale il pianista offre una sentita interpretazione dell’Arabeske Op. 18 di Robert Schumann.

Il secondo tempo del concerto vede Lonquich direttore alle prese con la malinconica Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 di Johannes Brahms, non di facile esecuzione a causa dei movimenti iniziali poco contrastanti tra di loro, per quanto fosse stata considerata «una piccola sinfonia gaia e innocente» dallo stesso compositore. Lonquich guida con maggiore respiro, tipico della prassi romantica, spingendo l’orchestra verso dinamiche più estreme, tempi di maggiore ardore e un carattere più disinvolto. Tuttavia, a tratti sembra superare la soglia, portando le sonorità verso la stilistica stravinskiana e un eccesso di gaiezza, per usare la definizione dello stesso Brahms. Qualche imprecisione iniziale nell’intonazione dei fiati passa quasi inosservata. Nel finale dinamico e sentito da parte di tutti, Lonquich si mostra determinato ed esigente. Il pubblico applaude a lungo insieme all’organico orchestrale, che approva il direttore con il tintinnio degli archetti e un leggero battere dei tacchi.























