di Luca Chierici
Un programma alquanto strano e denso di difficoltà pianistiche è quello che ha visto il ritorno dell’eccellente Alexander Kantorow a Milano, per il ciclo dei concerti solistici del Teatro alla Scala.
Il programma ricalcava quello da noi già ascoltato radiofonicamente al Festival di Salisburgo il 14 Agosto scorso e parzialmente a Parigi e a Edimburgo nel 2019 ma la ricezione dal vivo aggiungeva emozioni a un recital che si può dire senza mezzi termini essere stato una delle cose più pregevoli che ci è capitato di sentire negli ultimi anni. Anzi si può affermare che il già alto livello del solista apprezzato anche qui da noi alla Società del Quartetto di Milano nel febbraio del ’22 si è ulteriormente indirizzato tra i giovani della sua età verso un limite che fa considerare Kantorow come quanto di meglio si possa oggi ascoltare al pianoforte, sorpassando il pure eccellente Daniil Trifonov.
Intendiamoci, Kantorow raggiunge e in qualche caso supera un modo di intendere le cose pianistiche che è stato appannaggio di tanti colleghi famosi, ma non è difficile, ascoltando La vallée d’Obermann di Liszt suonata da lui, andare col pensiero alla leggendaria esecuzione di Horowitz, o accorgersi che la difficilissima prima sonata di Rachmaninov ha dato emozioni ancora maggiori di quelle che avevamo considerato come irraggiungibili da Pletnev e dallo stesso Trifonov. Ancora non ci capacitiamo della bravura e della tensione fisica cui Kantorow ha attinto per portare avanti il programma dell’altra sera, che interpolava anche lo Chasse-neige di Liszt, la negletta e faticosissima prima Rapsodia di Bartok e per finire l’ancora più faticosa trascrizione brahmsiana per la mano sinistra della Ciaccona in re minore di Bach, una pagina che sempre abbiamo ascoltato con sofferenza da quasi tutti i pochi pianisti che la portano in concerto e che l’altra sera usciva dalla sua mano come per miracolo senza o quasi tradire le immense difficoltà insite in questo bizzaro lavoro uscito dalla penna di Brahms. Come se niente fosse il pianista si è meritata la sua sonora dose di applausi e ha offerto come bis la trascrizione lisztiana dell’Isoldens Liebestod di Wagner.























