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Christopher Nupen, breve ritratto di un incontro

Laura Bigi di Laura Bigi
3 Luglio 2012
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La rassegna Impara l’arte (già alla sua XI edizione), organizzata da OPV, Amici della Musica di Padova in collaborazione con il centro d’arte degli studenti dell’Università, ha ospitato la personale del regista Christopher Nupen


di Laura Bigi


U n vaga somiglianza con Arvo Pärt, barba bianca ben curata, testa canuta, occhi vivi e scrutatori. Nella sua carriera ha girato 96 film “musicali”, cioè documentari musicali e magistrali registrazioni video di grandi interpreti della musica classica. Una storia bizzarra la sua: nato in Sud Africa da una famiglia di origine norvegese, da bambino fu talentuosa voce di soprano, presto rovinata “dal sesso”, dice senza schermi. In gioventù studiò anche chitarra; divideva un appartamento con John Williams, che studiava d’estate a Siena con Andrés Segovia. L’Accademia Chigiana fu esattamente lo stimolo e l’occasione (fortunata) per la sua prima collaborazione con la BBC, che produsse un documentario radiofonico dal titolo High Festival in Siena (1962) per il tramite e la convinta adesione del suo direttore dei servizi, Lawrence Gilliam. Di lì, il passo alla TV fu breve e Nupen divenne il pioniere (epiteto che rivendica con orgoglio non appena gli è possibile) nel filmare la musica classica.

Christopher Nupen

Già fautore di un modo nuovo di restituire in video la musica e i suoi interpreti, con l’invenzione, nel 1960, della camera 16mm, gli fu possibile entrare nell’intimo delle interpretazioni e degli esecutori. Ma anche degli eseguiti. Nupen è autore di una serie di documentari, per la maggior parte prodotti dalla sua casa (la Allegro Films fondata nel 1968, forse la prima vera indipendente nel panorama televisivo anglosassone) su molti compositori classici. Tra cui Schubert; su di lui Nupen ha girato The Gratest Love and the Gratest Sorrow (1994) in proiezione integrale alla rassegna padovana lo scorso giovedì. Per lui certamente Nupen nutre una particolare predilezione.

“Schubert è il soggetto ideale per un’indagine di intima profondità nella sua musica e nella sua personalità: è stata voce unica e inequivocabile che ha saputo raggiungere luoghi segreti esplorati solo da pochi”. Compositore poco apprezzato che forse poco stimava se stesso e le sue possibilità. Il titolo emblematico del film sembra essere derivato da questa frase del compositore:

Noi pensiamo che ci si possa toccare l’un l’altro, ma, in realtà, possiamo solo avvicinarci, passare vicino l’uno all’altro. Quale tormento per chi se ne rende conto!

La sua personale amicizia con molti eccellenti interpreti gli ha consentito di fissare alcune interpretazioni che oggi rimangono ineguagliate e acquisiscono  un grande valore documentario e storico. Nella seconda parte della serata è The Ghost, ripresa video del celebre trio beethoveniano, che vede quali interpreti Daniel Baremboim, Jaqueline Du Pré e Pinchas Zukerman. Racconta che il film fu girato in un solo giorno, e l’editing fu realizzato attraverso il montaggio di tre registrazioni. La scelta di un certo taglio delle immagini è tutt’ora di grande attualità, mostra i musicisti nell’ambiente e nel momento nel quale maggiormente e liberamente si rivelano. Ricorda un’osservazione della Du Pré che sottolineava come la videocamera fosse la possibilità di una nuova dimensione musicale, cioè un autentico nuovo modo di vedere la musica: “con la camera tu puoi vedere quello che succede”. L’amicizia con Jackie fu lunga e profonda; con molta ammirazione la cita e ricita nei suoi commenti, anche quelli più taglienti riguardo lo scarso talento musicale della sorella di lei, Hilary.

Alla domanda su come nasca un suo film risponde con chiarezza: la tecnica anzitutto, poi il film esiste già in qualche modo ed è lui a guidare il regista; per lui fondamentali furono i pochi principi che gli insegnò Rossellini a Roma; il film si fa nella sala di montaggio: alcune le figure che sono state e sono ancora oggi il suo prezioso sostegno: David Findlay (lighting cameraman), Peter Heelas (film editor) e Diana Baikie (manager e moglie di Nupen, scomparsa purtroppo nel 1979).

Sorprende ancora la positività spontanea, l’iperattività, l’entusiasmo, la memoria vitale, la creatività sempre nuova; possiede una ricettività straordinaria rispetto alle cose: in tre giorni di permanenza a Padova capisce bene l’italiano, lo parla con pronuncia invidiabile, ha voluto rivolgersi al pubblico nella nostra lingua.

Lascia Padova per Montecarlo, dove raggiunge David in sala di montaggio: mantiene il segreto sul nuovo lavoro.

@ Riproduzione riservata

Tags: Allegro FilmsAmici della Musica di PadovaChristopher NupenOrchestra di Padova e del Veneto
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