di Redazione

Dessay-Cassard_Fiancailles FINAL COVERLe Fiançailles pour rire di Poulenc prestano il titolo a questa nuova raccolta di mélodies uscita tre anni dopo quella che Natalie Dessay ha dedicato al giovane Debussy (Clair de lune, 2012). Non da oggi il soprano francese propone nei propri concerti il ciclo di sei brani composti nel 1939 sulle poesie tratte dall’omonima raccolta di Louise Vilmorin; erano, infatti, già in repertorio al tempo dei suoi indimenticabili recital degli anni ’90, l’epoca d’oro di Natalie Dessay soprano leggero e di coloratura. Bisogna subito rilevare che la proprietà di fraseggio della cantante si è fatta nel tempo ancor più sensibile nell’aderire con raffinate intenzioni «all’impertinenza» e alla «ghiottoneria» dei versi ammirati da Poulenc (altri il compositore aveva già saggiati componendo i Trois poèmes del 1937 ed incisi anche qui). Complice l’affiatamento del soprano col pianoforte di Philippe Cassard, l’ascoltatore saprà quasi trascurare le fibrosità di una voce sopravvissuta alle note vicende degli anni passati; smagliature della linea vocale che la Dessay sa intelligentemente mascherare in Dans l’herbe e che sono invece più manifeste nel legato del surreale epicedio Mon cadavre est doux comme un gant.

Il piccolo pennello, la dimensione della miniatura, si convengono comunque alle attuali risorse offerte dal mezzo della cantante, la cui sagacia interpretativa e puntigliosità nello studio sono universalmente apprezzate soprattutto nel repertorio francese, almeno quanto lo sono la musicalità e lo stile. Il canto non possiede qui, infatti, nulla di manierato o di artefatto, come invece traspariva nelle ultime interpretazioni operistiche del soprano (il riferimento è naturalmente al CD Airs d’Opéras Italiens). In questa nuova fatica del duo Dessay-Cassard, ben oltre il puro fatto linguistico, l’adesione degli artisti con i brani si colloca nella dimensione più compiutamente culturale; ed ecco pagine lasciate delibare all’orecchio dell’ascoltatore quasi ovunque en sourdine, per citare il titolo del secondo ascolto.

Non è una mera cornice quella che circonda le Fiançailles ma, invece, altrettante esplorazioni nel territorio delle mélodies; la cantante si sta preparando, fra l’altro, ad incursioni nel repertorio liederistico schubertiano.

L’itinerario qui proposto si svolge a ritroso rispetto a CD debussyano. È, infatti, una traccia che, partendo con Fauré – dalla ricchezza di Après un rêve sino al folgorante Prison – s’incammina verso l’avvenuta trasformazione della romanza da salotto nelle mature mélodies dell’ultimo scorcio di secolo. Laddove in Chausson le atmosfere ombreggiate di tristezza vengono esaltate dalla sensuale bellezza delle armonie, la Dessay trova i momenti felici del proprio canto perché qui l’espressione si mantiene raccolta ben più che in certe accensioni imposte alla linea di canto dai brani di Duparc.

Pubblicato il 2015-10-30 Scritto da

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