di Redazione

0888750609625Quando le Große Veränderungen über einen bekannten Deutschen Tanz (titolo originario che Beethoven assegnò alle Variazioni Diabelli) vennero pubblicate per la prima volta, nel giugno del 1823, gli editori che si accollarono l’impresa, tra cui figurava lo stesso Anton Diabelli, le dipinsero come parti di un capolavoro degno di essere accostato alle più celebri composizioni di Johann Sebastian Bach della stessa forma. Profeticamente il proposito di Diabelli e colleghi prende oggi corpo nel triplo cd che il giovane pianista russo-tedesco Igor Levit ha recentemente registrato, lavoro tutto all’insegna della variazione. Alle Goldberg bachiane e per l’appunto alle Diabelli del genio di Bonn si affiancano le variazioni The People United Will Never Be Defeated! del compositore americano Frederic Rzewski (già allievo a Roma di Dallapiccola), composte negli anni Settanta sopra il celeberrimo tema cileno El pueblo unido jamás será vencido di Sergio Ortega. Vollero essere queste, al momento del loro concepimento nel 1975, un’esplicita presa di posizione politica da parte del compositore, rappresentazione in musica di un sentimento di protesta e indignazione per le sorti in cui incorse il Cile, passato bruscamente nel 1973 dal governo di Salvatore Allende al nuovo regime di Pinochet appoggiato dagli Stati Uniti.

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Ma veniamo al nostro interprete. Classe 1987 e infanzia trascorsa a Nizhni Nowgorod, metropoli situata presso l’Oka, affluente del Volga, Igor Levit ha studiato alla prestigiosa Hochschule für Musik di Hannover, uno dei più importanti laboratori del pianismo tedesco odierno (tra i tanti che sono passati attraverso questo istituto potremmo ricordare Yundi Li). L’ordine scelto per i brani rispetta la cronologia delle composizioni medesime, financo l’ordine alfabetico dei compositori e pure, curiosamente, il numero delle variazioni di ciascuna composizione, che cresce mano a mano che si procede: 30 le Goldberg, 33 le Diabelli, 36 infine quelle rzewskiane. Si tratta di una registrazione di notevole impatto.

Sin dall’inizio ci si dischiude davanti, intelligente ed evocativo, l’approccio interpretativo di Levit, che suggerisce all’ascoltatore di possedere questi compositori ben oltre i brani in questione: quando per esempio ripete la prima sezione della terza variazione delle Goldberg egli fiorisce il fraseggio per mezzo dell’abbellimento (come la prassi esige) ma in modo da voler richiamare il secondo movimento del Concerto n. 5 in fa minore Bwv 1056 per strumento a tastiera e orchestra: in questo modo l’inizio risulta essere praticamente identico, ancorché tutto un semitono sotto  (l’impianto tonale del secondo movimento del concerto in fa minore è alla relativa maggiore, quindi in la bemolle, mentre in tonalità di sol maggiore sono le Goldberg). Richiami di questo tipo raramente sono casuali e certo qualificano positivamente l’interpretazione.

Nelle Diabelli, Levit è sapiente nel fare emergere le già così evidenti linee imitative, esasperando il durchimitieren, termine che sta a indicare il principio d’imitazione continua. La scelta infine di registrare le Variazioni The People United Will Never Be Defeated! di Frederic Rezwski sono un omaggio alla musica del compositore ma anche all’uomo, con cui il pianista ha già da tempo instaurato un rapporto di collaborazione: in questo stesso 2015, Levit ha suonato in prima assoluta il ciclo di quattro brani intitolato Dreams II che Rezwski ha scritto espressamente per lui. Si tratta comunque di una serie di variazioni che, una volta abbandonata la relativa semplicità dell’inizio (non solo del tema ma anche delle prime variazioni),  si addentrano in territori armonici e strutturali sempre più complessi e affascinanti.

Verrebbe da dire infine che quasi certamente questo giovane pianista avrebbe riscosso le simpatie del grande Svjatoslav Richter, non foss’altro perché (come Richter riteneva fondamentale) osserva l’abitudine di eseguire tutti i ritornelli richiesti dal compositore. È noto per esempio che in entrambe le sue registrazioni delle Goldberg Glenn Gould non abbia eseguito tutte le riprese. Richter, che conosceva quelle registrazioni e andò persino a sentirlo dal vivo, così ne scriverà poi, con una punta di stizza: «L’Unione Sovietica si stava poco a poco aprendo e Mosca ricevette la visita di musicisti stranieri. Glenn Gould venne nel 1957. Andai a uno dei suoi concerti. Suonò le Variazioni Goldberg in modo stupefacente, ma senza le riprese, cosa che in parte sciupò il mio piacere. Ho sempre pensato che si debbano fischiare i musicisti (ma quanti sono!) che non si inchinano alle prescrizioni dei compositori e ignorano le riprese» (S.Richter-B.Monsaingeon, Scritti e conversazioni).

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Pubblicato il 2015-11-28 Scritto da MarcoTesta

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