di Redazione

2224 XGuillaume de Machaut (1300-1377) il più celebre e celebrato compositore dell’Ars Nova francese è da sempre stato oggetto di un profondo interesse da parte dei compositori del Novecento europeo e occidentale in genere. Nomi come Stravinsky, Stockhausen o Kurtág si sono più di una volta accostati all’estesa produzione del poeta e musicista francese, attratti dall’estrema complessita del suo processo compositivo. Il frequente ricorso all’isoritmia, ossia la ripetizione sistematica di una figurazione ritmica all’interno di un brano, ha spesso innescato una forte risonanza con le tecniche serialiste moderne, collocando a tutti gli effetti Machaut all’interno del pantheon mitologico delle Avanguardie musicali. Nel segno di questo mito novecentesco si collocano le “trascrizioni” mascaldiane di Heinz Holliger composte tra il 2001 e il 2009 e raccolte nella nuova creazione della Ecm, etichetta da sempre in prima linea nel dialogo tra l’antico e il contemporaneo.

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Il termine Transkriptionen, che da titolo al disco, è in realtà solo parzialmente corretto. L’operazione di Holliger va ben oltre la trascrizione letterale, ma prevede una vera e propria riscrittura della musica di Machaut, alternando alle cristalline voci dell’Hilliard Ensemble, un trio di viole. L’ordine in cui i brani si susseguono, mette in chiaro il senso dell’operazione. Accanto all’esecuzione degli “originali”, in puro stile a cappella, si accostano le “copie” di Holliger, in un allontanamento progressivo rispetto al modello. In Ballade IV, il brano è copiato nota per nota, ma sfruttando gli armonici naturali degli strumenti; in Ballade XXVI, sfruttando sia gli armonici che i suoni fondamentali, Holliger costruisce invece una vera e propria polifonia nella polifonia; in Lay VII, originariamente monodico, la melodia viene spazializzata, scomposta e ricomposta in un’inusuale scrittura polifonica.

Non mancano invece veri e propri giochi algebrici costruiti sull’isoritmia originale (Triple Hoquet) ed elaborazioni canoniche all’unisono o al quarto di tono (Prol- /Plor- /Or- atio, Epilog). Machaut arriva quindi all’ascoltatore esaltato nei suoi tratti più algebrici ed intellettualistici, evocato per il virtuosismo delle sue costruzioni ritmiche. A Holliger, ma non solo a lui, interessa soprattutto il Machaut “scienziato”, il poeta sembra quasi rimanere sullo sfondo, come mostra anche  la scelta di chiamare le trascrizioni per numero e non per nome. Ma non è ovviamente un demerito di Holliger, che ascolta Machaut così come il Novecento colto, e in parte anche non colto, lo ha conosciuto. Complici tra l’altro le storiche registrazioni dell’Hilliard Ensemble per la Ecm, di cui questa incisione simboleggia un ultimo e definitivo capitolo, caratterizzate da un suono puro, perfettamente intonato e misurato ma anche algido, incorporeo e astratto.

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Pubblicato il 2015-11-04 Scritto da Alexandros MariaHatzikiriakos

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