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Attila, Giuseppe Verdi, Teatro alla Scala, dirige Nicola Luisotti

Redazione di Redazione
26 Ottobre 2011
in OPERA
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Home OPERA
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Il regista Gabriele Lavia in un momento delle prove di Attila

 

Una nuova produzione dell’opera “Attila” di Giuseppe Verdi sandrà in scena al Teatro alla Scala di Milano dal 20 Giugno al 15 Luglio. Anche Leo Nucci tra i protagonisti del cast.

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Attila

Dramma lirico in un prologo e tre atti di
Giuseppe Verdi

libretto di
Temistocle Solera

(Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano)

Prima rappresentazione:  Venezia, Teatro La Fenice, 17 marzo 1846

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[twocol_one_last]

Nuovo allestimento

Direttore
NICOLA LUISOTTI

Luci e Regia
GABRIELE LAVIA

 

 

Scene
Alessandro Camera

Costumi
Andrea Viotti

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[/box]

[box bg=”#FF9900″ color=”#000000″]

[twocol_one]

interpreti

Attila
Orlin Anastassov (20, 24 giugno – 2, 6, 12, 15 luglio)
Michele Pertusi (22 giugno; 4, 8 luglio)

Ezio
Marco Vratogna (20, 24 giugno – 2, 6, 12, 15 luglio)
Leo Nucci (22 giugno – 4, 8 luglio)

Odabella
Elena Pankratova (20, 24 giugno – 2, 6, 12, 15 luglio)
Lucrecia Garcia (22 giugno – 4, 8 luglio)

Foresto
Fabio Sartori

Uldino
Gianluca Floris

Leone
Ernesto Panariello

[/twocol_one]

[twocol_one_last]

date

lunedì 20 giugno 2011 ore 20 ~ prima rappresentazione – turno F
mercoledì 22 giugno 2011 ore 20 ~ fuori abbonamento
venerdì 24 giugno 2011 ore 20 ~ turno E
sabato 2 luglio 2011 ore 20 ~ turno C
lunedì 4 luglio ore 20 ~ fuori abbonamento
mercoledì 6 luglio 2011 ore 20 ~ turno A
venerdì 8 luglio 2011 ore 20 ~ Riservato agli abbonati dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo
martedì 12 luglio 2011 ore 20 ~ turno D
venerdì 15 luglio 2011 ore 20 ~ turno B

prezzi

da 187 a 12 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

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L’opera in breve

 

di Claudio Toscani

dal programma di sala del Teatro alla Scala

Dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner, un dramma ispirato dal nazionalismo germanico, Verdi trasse il soggetto di una delle sue opere giovanili più infuocate: un’opera che di lì a poco avrebbe infiammato le platee risorgimentali, pronte a interpretarla come un invito esplicito alla rivolta contro l’oppressione straniera. Quello trattato da Werner era un tipico soggetto romantico, ambientato in quel Medioevo barbarico che scatenava la fantasia dei letterati coevi e che non mancò di stimolare anche quella di Verdi. Sulla scelta del maestro esercitò, a quanto pare, un forte influsso la lettura di De l’Allemagne di Madame de Staël, in cui è riassunto il dramma di Werner. Incaricato Temistocle Solera della preparazione del libretto, Verdi ricevette gran parte del lavoro, tanto che nell’autunno del 1845 poté stendere la partitura di buona parte dell’opera.

Ma Solera, che nel frattempo era emigrato a Madrid, non tenne fede agli impegni: poiché tardava a inviare le ultime scene, Verdi fu costretto a chiedere la collaborazione di Francesco Maria Piave, che effettuò modifiche importanti e stese per intero l’ultimo atto. L’intervento di Piave, alla fine, si rivelò così radicale da provocare il disappunto di Solera e la fine del suo sodalizio con Verdi. Sul dramma originale, il libretto preparato per l’opera di Verdi interviene con decisione. Come di norma nel melodramma italiano, i personaggi sono semplificati nel numero e nella loro dimensione psicologica; il libretto inoltre accentua la componente affettiva con l’esaltazione dei sentimenti di amore, odio e vendetta, e sottopone l’intreccio a una forte drammatizzazione. Anche per entrare subito in medias res e per instaurare subito un’alta temperatura drammatica, Verdi decide, dopo aver scritto due sinfonie, di eliminarle limitandosi a un breve preludio. Verdi si prende molta cura nel delineare i personaggi. Un’importanza centrale spetta alla figura di Odabella, responsabile di buona parte dell’attrazione esercitata dal soggetto su Verdi. La sua doppia personalità – guerriera indomita e al tempo stesso fanciulla sensibile agli affetti – assicura l’interesse drammatico del personaggio, senza contare che i sentimenti dai quali è dominato il suo forte temperamento, il desiderio di vendetta e l’amor filiale, sono entrambi spiccatamente melodrammatici. Verdi concepisce la parte per Sofia Loewe (che già era stata la prima Elvira in Ernani), un soprano dotato di estensione e agilità: si spiegano così brani come la sua cavatina d’esordio, eccezionalmente sviluppata e vocalmente impegnativa, che scardina più d’una convenzione melodrammatica facendo già pensare a quella che sarà la vocalità di una Lady Macbeth. Ma il personaggio stimola la fantasia di Verdi anche in altri modi, ad esempio con la strumentazione straordinariamente raffinata che accompagna la sua romanza nel primo atto, “Oh! nel fuggente nuvolo”.

Anche gli altri personaggi, del resto, sono tratteggiati con cura. Attila è personaggio non meno complesso, diviso tra la sete barbarica di conquista e il terrore ispiratogli dal soprannaturale; così la scena del sogno e poi l’incontro col vecchio Leone raggiungono una straordinaria concentrazione emotiva. Più convenzionale, semmai, è il tenore Foresto, che incarna lo stereotipo dell’innamorato languido, passivo e ben poco eroico: i suoi interventi corrispondono all’espressione codificata (e convenzionale) del dolore, del rimpianto di una felicità perduta. Della romanza che Foresto intona nell’ultimo atto esistono due versioni alternative, la prima scritta da Verdi per il tenore Nicola Ivanoff (“Sventurato! alla mia vita”) che la eseguì al Teatro Grande di Trieste nell’autunno del 1846, la seconda (“Oh dolore! ed io vivea) per Napoleone Moriani, che la intonò alla Scala nel dicembre dello stesso anno: entrambe corrispondono allo stereotipo dell’amante tradito che si lamenta dell’amata infedele. Nella partitura verdiana non mancano, comunque, altri motivi di interesse.

Tra le pagine più notevoli è la lunga scena che precede la cavatina di Foresto nel Prologo: è pura musica descrittiva (ispirata, a quanto pare, dall’ode sinfonica Le désert di Félicien David), nella quale vengono raffigurati il temporale a Rio Alto, poi il sorgere del sole e le barche cullate dalle onde della laguna; il tutto era accompagnato, secondo le precise indicazioni di Verdi, da effetti di luce accuratamente studiati. Più in generale, l’enfasi posta da Verdi sugli effetti scenico-spettacolari, l’insistenza sulle ampie scene di massa, costituiscono aspetti innovativi nel suo stile e nella sua concezione drammaturgica, e si spiegano – almeno in parte – con il progetto di esportare Attila adattandolo per l’Opéra di Parigi.

L’esito della prima rappresentazione, il 17 marzo 1846 al Teatro La Fenice di Venezia, non fu del tutto soddisfacente, malgrado Verdi nutrisse alte aspettative. Le prime parti, pare, non erano in perfetta forma e la loro interpretazione lasciò parecchio a desiderare. L’opera, nondimeno, divenne presto molto popolare, dal momento che interpretava i fermenti che agitavano ampi strati della società italiana e che di lì a poco si sarebbero concretizzati nella rivoluzione del 1848 e nelle guerre risorgimentali. Così per tutti gli anni Cinquanta dell’Ottocento Attila fu sulla breccia nei teatri della Penisola, anche per motivi estranei al suo valore puramente drammatico-musicale. In seguito, anche se l’opera non uscì mai del tutto di repertorio, le rappresentazioni di Attila subirono una forte contrazione, seguendo il destino di tutte le altre opere verdiane precedenti Rigoletto. Spetterà alla renaissance novecentesca restituire all’opera il posto che giustamente le spetta.

[aside]

Nicola Luisotti. Direttore Musicale dell’Opera di San Francisco e Direttore Principale Ospite della Tokyo Symphony, ha debuttato in ambito internazionale nel 2002 con Il trovatore di Verdi in una nuova produzione alla Staatsoper di Stoccarda. Vanta un primato per le sue esecuzioni di un’opera di Puccini raramente eseguita, La fanciulla del West, al Metropolitan di New York, dove ha diretto, sempre di Puccini, e con grande successo, anche Tosca e La bohème. Tali esecuzioni in occasione del primo centenario della Fanciulla del West gli hanno meritato il Puccini Award dalla Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago il 10 dicembre 2010.

Fra i suoi impegni operistici nella stagione 2010-11, oltre all’imminente Attila verdiana al Teatro alla Scala: Tosca di Puccini, Die Zauberflöte di Mozart all’Opera di Dresda; Aida di Verdi, Le nozze di Figaro di Mozart, Madama Butterfly di Puccini all’Opera di San Francisco.

La sua attività concertistica nella medesima stagione include esecuzioni con Atlanta Symphony Orchestra, Orchester des Hessischen Rundfunks e  Orchestra della Alte Oper di Francoforte, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Filarmonica della Scala e Tokyo Symphony, di cui è Direttore Principale Ospite.

All’Opera di San Francisco, di cui è guida stabile, ha diretto acclamate esecuzioni de Il trovatore, Salome di R. Strauss, Otello di Verdi nell’autunno del 2009, La fanciulla del West nel giugno 2010.

I momenti principali della stagione 2009-10 annoverano trionfali esecuzioni di Salome al Teatro Comunale di Bologna, di Così fan tutte di Mozart in esecuzione semiscenica alla Tokyo Symphony, e una nuova produzione di Aida al Covent Garden di Londra.

Ha sollevato entusiastici consensi  di critica e di pubblico per le sue esecuzioni alla Royal Opera (Aida, Turandot di Puccini, Madama Butterfly, Il trovatore), al Metropolitan  (La bohème, Tosca), all’Opéra di Parigi (La traviata di Verdi, Tosca, Otello), alla Staatsoper di Vienna (Simon Boccanegra di Verdi), al Teatro Carlo Felice di Genova (Un ballo in maschera di Verdi, La fanciulla del West, La traviata, Simon Boccanegra, Il viaggio a Reims di Rossini), al Teatro La Fenice di Venezia (Madama Butterfly), alla Bayerische Staatsoper di Monaco (Macbeth di Verdi, Tosca), all’Opera di Francoforte (Trittico di Puccini), alla Staatsoper di Stoccarda (Turandot, Tosca, Madama Butterfly, Il trovatore, Otello), al Teatro Real di Madrid (Il trovatore, La damnation de Faust di Berlioz), all’Opera di Los Angeles (Carmen di Bizet, Pagliacci di Leoncavallo), all’Opera di Seattle  (Macbeth), al Teatro Comunale di Bologna (Salome), al Teatro San Carlo di Napoli (Attila), alla Suntory Hall di Tokyo (Turandot, Tosca, La bohème, e la trilogia Mozart/Da Ponte: Don Giovanni, Le nozze di Figaro, Così fan tutte).

Ha pure diretto molte delle più importanti formazioni orchestrali a livello  internazionale quali: Berliner Philharmoniker, London Philharmonia, San Francisco Symphony, Atlanta Symphony, Tokyo Symphony, NHK Symphony di Tokyo, Staatskapelle di Dresda, Orchester des Bayerischen Rundfunks di Monaco, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, nonché le orchestre di Amburgo, Budapest e Zagabria.

In occasione delle Olimpiadi del 2008 ha diretto speciali concerti a Pechino con Renée Fleming, Sumi Jo e Ramón Vargas.

La sua discografia include una registrazione completa di Stiffelio di Verdi con l’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, e i “Duets” con Anna Netrebko e Rolando Villazón. In DVD ha registrato dal Metropolitan La bohème con Angela Gheorghiu e Ramón Vargas.

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Tags: Anastassov OrlinAttilaCamera AlessandroFloris GianlucaGarcia LucreciaLavia GabrieleLuisotti NicolaNucci LeoPanariello ErnestoPankratova ElenaPetrusi MicheleSartori FabioVerdi GiuseppeViotti AndreaVratogna Marco
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