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Martha Argerich e Gidon Kremer, intese da fuoriclasse

Luca Chierici di Luca Chierici
26 Novembre 2013
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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kremok


Virtuosi • I due grandi interpreti si sono esibiti a Milano (unica data italiana). Concerto di grande qualità e successo. In programma opere di Beethoven e Weinberg


di Luca Chierici


SERATE COME QUELLA DI VENERDÌ SCORSO al Conservatorio capitano forse una volta ogni dieci anni, ed è meglio così perché ci fanno meditare su cosa sia la qualità, la bellezza, l’eccezione di un evento musicale straordinario. Tutto ci si poteva aspettare da un recital di Gidon Kremer e di Martha Argerich, che era stato orgogliosamente messo in cartellone dalle Serate Musicali di Hans Fazzari, ma non che i due vivessero un particolare stato di grazia, sottolineato anche da un’occasione rara di  collaborazione artistica: Kremer esibiva una sicurezza assoluta, una intonazione perfetta e la Argerich un dominio dello strumento quale non è possibile oggi né eguagliare né tantomeno superare. Entrambi erano poi completamente calati nella musica e lo si è capito immediatamente quando è iniziata la Sonata op.53 di Weinberg, sconosciuta ai più. Vi sono molti artisti che riescono a rendere irriconoscibili musiche anche molto note: loro hanno reso quasi familiare un discorso musicale ignoto, anche se visibilmente imbevuto di un linguaggio che oscillava tra Medtner e Šostakovič. È lodevole e commovente l’opera divulgativa portata avanti da Kremer nei confronti di un musicista sfortunato e così provato dagli accadimenti della vita come Mieczyslaw Weinberg, e abbiamo apprezzato in concerto sia la Sonata per violino e pianoforte che quella per violino solo, difficilissima, presentata da Kremer all’inizio della seconda parte del programma. Musica convincente, che non ha la genialità della sonata di Bartók perché si rifà a stilemi classici molto riconoscibili ed è stata scritta in un periodo in cui la storia della musica prendeva tutt’altre strade, ma che mantiene un suo pregio e vale la pena di essere proposta al pubblico, come del resto viene fatto già da qualche anno in area austro-tedesca nel caso di opere di Weinberg scritte per il teatro, in forma di sinfonia, concerto e via dicendo.

Se in Weinberg si ammirava anche l’estrema facilità con la quale i due artisti leggevano testi poco o punto conosciuti, va da sé che il nucleo beethoveniano della serata ha alimentato a dismisura l’entusiasmo del pubblico. Due sonate in sol maggiore e come primo bis il finale della “Kreutzer” hanno catalizzato l’interesse dei numerosissimi spettatori in religioso silenzio (chissà come mai in questi casi i colpi di tosse spariscono miracolosamente…) e hanno alla fine scatenato applausi interminabili e grida di entusiasmo. Anche chi non era in grado di rendersi conto di tutte le infinite sfaccettature di suono, di micro-fraseggio, che i due hanno mostrato sul campo con una naturalezza che ha del miracoloso, poteva capire l’eccezionalità del momento. L’ascoltatore più esperto si trovava di fronte a un saggio di cosa significhi veramente suonare i due strumenti (e suonarli in duo), interpretare ogni dettaglio nascosto dello spartito, cogliere esattamente il momento creativo beethoveniano collocandolo nel suo preciso contesto storico. Non pensiamo si possa eseguire meglio una sonata così difficile come l’opera 96, e senza nulla togliere alla bravura di Kremer si è capito perfettamente quali livelli di eccellenza avrebbe potuto raggiungere la Argerich se avesse mai affrontato il pianismo del Beethoven estremo. La speranza è l’ultima a morire, e chissà che un giorno Martha non possa ritornare sui suoi passi dopo un silenzio trentennale e presentarsi di nuovo, magari in questa stessa sala, da sola, di fronte a un pubblico che la ama in maniera così intensa.

© Riproduzione riservata

Tags: Gidon KremerMartha Argerich
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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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