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Enrico Pace a Milano

Luca Chierici di Luca Chierici
11 Maggio 2015
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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Il virtuoso e raffinato pianista si è esibito alla Società del Quartetto: Debussy, Schumann e Hindemith


di Luca Chierici foto Marco Borggreve


CHI CONOSCE DA TEMPO le qualità di un pianista serio, preparato, stilisticamente ineccepibile come Enrico Pace e lo ha ascoltato a fianco di solisti come Frank Peter Zimmermann e Leonidas Kavakos o di cantanti come Matthias Goerne, o ancora quale protagonista nel Secondo Concerto di Liszt e nel quarto di Rachmaninov non può che rallegrarsi del fatto che finalmente lo si sia potuto ascoltare in maniera autonoma e all’interno della programmazione di una società concertistica tra le più prestigiose d’Italia. Seguiamo Pace dai tempi della sua vittoria al Concorso Liszt di Utrecht nel 1989 e non abbiamo mai risparmiato elogi nei confronti di un artista di gran classe, ma confessiamo che da lui ci saremmo aspettati qualcosa in più rispetto a ciò che abbiamo ascoltato nel corso della serata.

Pace si è presentato al pubblico del Quartetto con un programma temibile, non del tutto popolare e dall’impaginazione che ci è rimasta oscura. Nell’elusivo Debussy delle Six épigraphes antiques, originariamente scritte per due pianoforti e ridotta dallo stesso compositore, egli ha dimostrato di quale raffinatissima arte del tocco sia in possesso, estraendo dallo strumento una gamma di timbri e di sfumature tali da mettere in dubbio il fatto di essere in presenza dello stesso pianoforte normalmente utilizzato dalla Società del Quartetto durante i recital di tanti altri pianisti e pianiste che esibiscono un suono piatto, metallico o sordo. È stato poi il turno della difficile terza sonata di Hindemith, cavallo di battaglia di Glenn Gould ed eseguita in concerto persino dall’anziano Shura Cherkassky.

Si tratta di un lavoro complicatissimo che pone al solista, tra le altre cose, dei seri problemi di memorizzazione. E qui Pace avrebbe potuto utilizzare lo spartito, in modo tale da evitare un paio di momenti di défaillance che hanno in parte compromesso l’integrità della pur notevole esecuzione del primo movimento e della fuga conclusiva. Si sarà molto probabilmente trattato di occasionale nervosismo perché ricordiamo un paio di esecuzioni perfette della stessa sonata da parte del pianista riminese trasmesse dalla radio tedesca non molti anni fa. Del resto chi è troppo bene abituato ad ascoltare Pace quando ad esempio è impegnato nelle sonate per violino e pianoforte di Beethoven, è portato ad attendersi da parte sua lo stesso supremo dominio della tastiera anche nella letteratura per pianoforte solo.

La sua Kreisleriana, che ha aperto la seconda parte del recital al Quartetto, era davvero ragguardevole dal punto di vista della partecipazione emotiva ma mancava talvolta di un ragionevole controllo del suono, come se l’impellenza espressiva dovesse per forza collocare in secondo piano la qualità del timbro e la regolarità del fraseggio. Nella penultima Fantasia, ad esempio, i vertiginosi gruppetti di apertura si tramutavano in violenti strappati, esasperando il significato della notazione originale. E pure nel “suo” Liszt Pace non ha fatto dimenticare né lo Horowitz de La vallée d’Obermann né il Lazar Berman di Orage (primo bis della serata): nel primo caso è mancata in parte la capacità di sostenere l’eloquio perfetto, la preparazione graduale dell’incandescente perorazione conclusiva tramite un gioco di fluttuazioni di tempo di grande efficacia teatrale, nel secondo la pienezza di suono che permetteva a Berman di eseguire le ondate velocissime di ottave con un controllo timbrico straordinario. Ci permettiamo di avanzare questi paragoni attraverso il ricordo di alcuni grandi pianisti del recente passato proprio perché riteniamo che il livello di un solista come Pace si collochi ben al di sopra della norma e che ci si possano attendere da lui traguardi paragonabili a quelli raggiunti dai nomi qui ricordati. A conclusione dell’applaudito recital Pace ha eseguito, sempre dalle Années de pélérinage di Liszt, il Sonetto n. 104 del Petrarca, raggiungendo in tal caso un risultato complessivo di eccellenza assoluta che da solo avrebbe comunque giustificato la presenza del pubblico in sala per la serata. (Recital del pianista Enrico Pace Milano, Società del Quartetto, 28 Aprile 2015)

Tags: Enrico Pace
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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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Commenti 1

  1. Giovanni Neri says:
    11 anni fa

    Il concerto di Pace è stato un vero disastro: ma dove sono le sonorità liquide di Debussy, utilizzando una impostazione brillante come fosse un esercizio di Czerny? Forse la critica ufficiale deve sempre avere un tono non troppo aggressivo ma a parte Hindemith tutto, ribadisco tutto, era sbagliato. Per un commento più articolato vedi il post relativo su kurvenal.wordpress.com.

    Rispondi

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