«Suonare quel che sta scritto? Quanto piú possibile. Sottolineo ‘possibile’, perché la totale fiducia nel testo puo spingerci a esagerare”, scriveva Alfred Brendel in Abbecedario di un pianista (qui ne aveva parlato Brendel intervistato dal Corriere Musicale), un piccolo testo di concerti, nomi di compositori ed idee disposte alfabeticamente (ed. Adelphi) che tutti i musicisti ed appassionati dovrebbero leggere.
La scomparsa di Alfred Brendel, sommo pianista, raffinato interprete, intellettuale onesto, avvenuta ieri a Londra all’éta di novantaquattro anni, lascia sgomenti ed un vuoto profondo nel panorama musicale internazionale. È stato tra gli ultimi pianisti viventi di una generazione di pianisti che hanno fatto nel Novecento la storia dell’interpretazione moderna, che hanno attraversato la Seconda guerra, che hanno visto cambiare il lavoro del musicista nel corso dei decenni.
Ricordato soprattutto come grande interprete di Haydn, Beethoven, Schubert, Mozart (impossibile qui citare anche tutte le altre interpretazioni romantiche), ci piace ricordarlo anche come primo importante interprete del Concerto per pianoforte di Schöneberg, del quale ne contribuì alla diffusioni nelle grandi sale.
Col suo suono così cristallino e grazie alle sue letture sobrie e lucide dei testi musicali, ci ha regalato interpretazioni di grande intelligenza musicale. Qui ne parlava approfonditamente Marco Testa in un ritratto in occasione del novantesimo compleanno.






















