di Simeone Pozzini
Questa è la notizia che non avrei mai voluto scrivere e che scriverò per la prima volta in prima persona, visto il ruolo e la vicinanza che Patrizia Luppi ha avuto con il Corriere Musicale, di cui è stata a lungo vicedirettrice e che ha lasciato per motivi personali.
Di Patrizia, Pat, la mia “zietta” come amava farsi definire, della quale io ero il “nipotino” – uno dei tanti che lei aveva giornalisticamente allevato – mi mancherà tantissimo l’enorme ironia, la sua astuzia critica e giornalistica. E devo dire che mi mancherà il suo essere “umano”, ovvero il crollare. E poi risalire. Mi mancherà perché alla fine, con tutte le “fragilità” (così da tutti definite in queste ore sui social media) non era una persona ipocrita, di cui l’ambiente musicale, come Patrizia diceva, è pieno. Patrizia era, è, una Martha Argerich della critica, quando e se ci si metteva. Diretta, spietata, orgogliosa. Nobile. Diceva sempre: «Andiamo avanti, i soldi arriveranno». Ma siamo sempre felicemente rimasti poveri.
Lei amava molto questa foto, quella del profilo di questo articolo, scattata da me durante le lezioni del Corriere Musicale in via Crollalanza a Milano. «Mi hai fatto venire persino le gote» mi aveva scritto.
Redattrice strabiliante, affabulatrice incantevole. Ci mancherai sempre Patrizia.





















