di Luca Chierici
La Stagione di Concerti 2025 della Filarmonica della Scala ha ripreso il suo corso dopo le ferie estive con un concerto diretto da Myung-Whun-Chung e la partecipazione del ventiseienne pianista giapponese Mao Fujita.
Al giovane pianista eravamo già approdati qualche anno fa per un recital tutto mozartiano nel quale si era notato un approccio confidenziale e non troppo granitico che poteva ricordare lo stile di Clara Haskil, titolare di un Concorso che era stato appunto vinto da Fujita nel 2017. Ascoltarlo in un massacrante Secondo concerto di Rachmaninov ha portato a non soffermarsi tanto sul lato virtuosistico quanto sulla leggerezza di certe idee secondarie che rivelano la fantasia di questo interprete, qui coadiuvato dalla bacchetta di Chung che non ha volutamente calcato la mano con un accompagnamento troppo “pesante”. Un insieme ad hoc che ha fatto ascoltare una esecuzione del famoso titolo un poco sottotono rispetto a certi exploit che siamo abituati ad avere di fronte.
Chung ha poi concluso la serata con una fiammante esecuzione della “Patetica” di Čajkovskij, che ha forse calcato un poco la mano al momento dello Scherzo (Allegro molto vivace) terminato in un tripudio di suono che ha innescato gli inopportuni applausi del pubblico. Prima di questo luogo famoso, Chung aveva guidato l’orchestra in una bella lettura dello sviluppo fugato nel primo movimento e soprattutto nell’accorato Finale che riesce a strappare le lacrime anche al più insensibile tra gli ascoltatori. Il successo della serata è stato ancora superiore alle previsioni, complice la popolarità del programma e l’atteggiamento di filiale ammirazione dell’orchestra – che ha suonato magnificamente – per il proprio Direttore emerito e prossimo Direttore musicale.























