New York City Opera: giù il sipario

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Sarah Joy Miller in Anna Nicole

Sarah Joy Miller in Anna Nicole

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News  Chiusa per bancarotta la storica istituzione che aveva sede al Lincoln Center. L’ultima composizione in scena: Anna Nicole di Mark-Anthony Turnage, opera sulla vita della playmate


di Giuseppe Pennisi


FIORELLO LA GUARDIA CHIAMAVA LA NEW YORK CITY OPERA il Teatro della gente: i prezzi erano bassi, i cantanti giovani, le regie innovative e soprattutto si potevano vedere prime assolute di opere americane o prime negli Stati Uniti di opere europee che il paludato vicino di casa (Metropolitan Opera House) non avrebbe mai accettato. Per settant’anni è stato il teatro d’opera di New York affollato da giovani e da quella classe media non in grado di pagare gli alti prezzi dei biglietti del Met. Le tournée della Compagnia erano attesissime: a Washington, per esempio, erano ospitati per due settimane in inverno al Kennedy Center ed una in estate al teatro d’opera di Wolf Trap Park.

Le difficoltà finanziarie erano cominciate una decina d’anni fa: aumento dei costi, riduzione del pubblico attratto dal Met in HD in diretta nei cinema a prezzi stracciati e soprattutto spostamento dell’innovazione in termini sia di prime mondiali o americane dalla Costa dell’Est a quella dell’Ovest dove nuove compagnie trovavano sostenitori. Nel 2011, la Nyco ha lasciato il New York State Theatre (2700 posti al Lincoln Center), spostato l’amministrazione ed archivi a Broad Street, sulla punta di Manhattan, e presentato programmi ridotti (quattro produzioni l’anno) in teatri presi a nolo, tra cui il più prestigioso era la sala della Brooklyn Academy of Music. Sempre più acuta la crisi di liquidità e di solvibilità. Sino a portare  il 27 settembre i libri in tribunale: la stagione 2013-14 non è in grado di essere realizzata per la mancanza di almeno sette milioni di dollari. La compagnia aveva lanciato una richiesta di donazioni sul portale Kickstarter, campagna chiusa ieri.

Nei suoi settanta anni di vita, la Nyco ha visto fare i primi passi sul suo palcoscenico a cantanti come Placido Domingo e Shirley Verrett. Per chi, come il vostro chroniqueur, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e vi ritorna spesso, la Nyco era diventata la casa di grandi innovatori della regia italiana o di origine italiana (come Beni Montresor e Tito Capobianco) che con pochi mezzi creavano grandissimi spettacoli. Era anche il luogo dove si poteva gustare l’opera americana contemporanea (ad esempio Ballad of Baby Doe di Douglas Moore, Susannah di Carlisle Floyd, Before Breakfast di Thomas Pasatieri, Little Women di Mark Adamo) ancora oggi quasi sconosciuta in gran parte d’Europa. Era, infine, il luogo dove si presentavano opere europee quali Die Soldaten di Bernd Alois Zimmermann o Les Dialogues des Carmelites di Francis Poulenc che il Met guardava con sufficienza ma che avrebbe accettato dopo un chiaro successo al Teatro della gente.

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L'autore: Giuseppe Pennisi

Nato a Roma nel 1942, ha avuto una prima carriera negli Usa (Banca mondiale) sino alla metà degli Anni Ottanta. Rientrato in Italia è stato Dirigente Generale ai Ministeri del Bilancio e del Lavoro e docente di economia al Bologna Center della Johns Hopkins University e della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di cui ha coordinato il programma economico dal 1995 al 2008. Frequente collaboratore di quotidiani e periodici, scrive regolarmente per Avvenire. È Consigliere del Cnel in quanto esperto nominato dal Presidente della Repubblica ed insegna alla Università Europea di Roma. Ha pubblicato una ventina di libri di economia e finanza in Italia, Usa, Gran Bretagna e Germania. Culture di musica classica, è stato Vice Presidente del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto e critico musicale del settimanale Il Domenicale dal 2002 al 2009; attualmente collabora regolarmente in materia di lirica al settimanale Milano Finanza ed al quotidiano britannico Music & Vision.

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