Il segno di Daniel Barenboim

Foto Silvia Lelli

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L’inaugurazione della Stagione della Filarmonica della Scala con la solista Lisa Batiashvili. Strepitoso Mahler nel concerto sinfonico successivo


di Luca Chierici


CON UNA CONSUETA CONCENTRAZIONE di impegni Daniel Barenboim sta organizzando una sorta di cerimonia per il suo addio – speriamo non definitivo – al teatro che lo ha visto impegnato a livello ufficiale in questi ultimi anni. Un addio che si presta anche a considerazioni generali sulla presenza artistica del direttore e sul livello di eccellenza che ha caratterizzato il suo lavoro nel campo dell’opera, del repertorio sinfonico e di quello pianistico. Riservandoci spazio futuro a proposito dell’imminente Fidelio e del ciclo dedicato alle sonate di  Schubert, ci occupiamo per il momento dei due interessanti concerti che hanno visto Barenboim prendere congedo dalla Filarmonica con un programma di particolare spessore e intensità. Nella prima serata, dedicata a Čajkovskij, il direttore ha sostenuto la brillante performance della violinista georgiana Lisa Batiashvili con un approccio che forse avremmo voluto meno convenzionale, più attento ai “lati oscuri” della partitura piuttosto che a quelli che si erano a torto meritati gli strali di certa critica viennese.

La Batiashvili ha notevole temperamento e grinta e ha assecondato in pieno la visione del direttore in un Concerto sul quale si può dire ciò che si vuole ma che strappa sempre grandi applausi al pubblico, compreso quello spontaneo alla fine del primo movimento come è accaduto l’altra sera. Si capiva comunque che l’oggetto dell’interesse di Barenboim era rappresentato dalla Patetica, così come due sere più tardi è accaduto con la nona sinfonia di Mahler. Sia nel primo che nel secondo caso si è notata una scelta interpretativa che potrebbe far pensare a un indirizzo controcorrente rispetto a certa tradizione cui siamo stati abituati nel corso del tempo, soprattutto grazie alle letture sofferte, laceranti, dei Karajan, degli Abbado, di tutti coloro insomma che hanno visto in queste partiture il simbolo di una visione cupa e sostanzialmente pessimistica della vita e dell’arte. La personalità  di un artista come Barenboim non si lascia facilmente decifrare, ma a giudicare dalla sua lettura di questi straordinari capolavori sembra quasi che egli voglia sottolinearne un lato vitalistico, di sfida al destino che porta ad esasperare anche certe specifiche caratteristiche strumentali e di fraseggio. Non è un caso che  il momento più intenso della Patetica sia risultato essere lo Scherzo, non solo come esempio di virtuosismo orchestrale di straordinario impatto ma anche come luogo dove il rispetto di una metrica inflessibile spazza via qualsiasi sospetto di sentimentalismo.

Nel corso della seconda serata Barenboim ha dapprima reso omaggio all’ultimo Mozart del Concerto K 595, uno dei preferiti dall’artista che lo aveva diretto alla Scala nei primi anni Settanta in una indimenticabile serata a fianco dell’altrettanto indimenticabile Clifford Curzon. Il suono bellissimo di Barenboim rendeva certo giustizia al pianismo iridescente di questo concerto, nel quale gli scarti di tonalità preannunciano in maniera inquietante i percorsi labirintici schubertiani, ma ancora ci teneva piuttosto lontani da quel soffuso senso di congedo che pervade la partitura e che si accumula fino a sfociare nella disperata confessione contenuta nelle prime misure della cadenza all’ultimo movimento, tre modulazioni inaspettate che rivelano d’improvviso la tragedia che si cela dietro il fanciullesco motivo del ritornello.

Della Nona Sinfonia di Mahler Barenboim ha offerto una lettura davvero impressionante per vigore e sfruttamento di tutte le potenzialità timbriche dell’orchestra, tanto che anche in questo caso l’attenzione massima si è concentrata sul fantastico Rondo-Burleske, piuttosto che nel Finale. Quel tema che al termine dell’ultimo movimento, nell’Adagissimo, viene espresso sempre più sottovoce, smaterializzato, quasi nel disperato tentativo di far intendere alla Morte le ragioni del canto e della speranza, era sussurrato da Abbado in maniera straziante (lo abbiamo ben presente nelle sue ultime esecuzioni al festival di Lucerna). Non è in questo punto che la sensibilità di Barenboim si manifesta più palesemente, bensì negli effetti strumentali beffardi del Rondo, nell’incipit teso e bruciante del primo movimento e in genere in tutto il complesso e contraddittorio dialogo che sfrutta ogni potenzialità dell’orchestra.

Per rispondere a queste richieste tutt’altro che facili occorreva uno strumento di livello eccezionale, che conoscesse oramai nell’intimo le intenzioni del direttore e che mettesse in pratica il suo gesto sempre preciso e autorevole. La Filarmonica, come sempre accade nei confronti di quegli artisti che – pure con approcci stilistici del tutto differenti tra loro – si impongono sopra gli altri per doti personali e di carattere, ha tradotto in pratica ogni desiderio del suo Direttore musicale e ha contribuito almeno in egual misura al successo della serata.


Daniel Barenboim, direttore | Filarmonica della Scala | 10 (con Lisa Batiashvili) e 12 novembre



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L'autore: Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dal 1978 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alla rivista Classic Voice dal 1999 come esperto di musica pianistica. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Musica, Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 110.000 spartiti e una collezione di oltre 70000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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