di Redazione

«Solo è un percorso musicale e artistico autobiografico, lungo le tracce di personali itinerari musicali e di uno specifico percorso interpretativo. Solo è il suono dell’oboe nella sua purezza e nel suo canto malinconico», così Marika Lombardi, oboista di origine italiana, interprete versatile che si divide a Parigi tra insegnamento, carriera cameristica, orchestrale e solistica, descrive il doppio album che la vede interprete. Un viaggio dal repertorio barocco a quello contemporaneo attraverso le molteplici potenzialità espressive dell’oboe. Una carrellata di brani che l’hanno accompagnata nel suo percorso di esecutrice, che l’hanno incuriosita. Brani da lei amati “per perfezione e complessità”. Legati tra loro dal fil rouge della danza.

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Con il suono morbido e rotondo del suo oboe Howarth-London, rivela grande controllo, tecnica notevole ed omogeneità timbrica nei vari registri. La purezza del suono, le note “sgranate”, insieme ad una singolare eleganza interpretativa ed espressività, che rendono particolarmente interessante l’ascolto, sia di pagine tradizionali del repertorio oboistico che di brani contemporanei mai registrati precedentemente. A catturare dapprima l’ascoltatore sono i virtuosismi strumentali, talvolta esasperati, del periodo barocco, nelle atmosfere e nelle suggestioni proprie del XVII e XVIII secolo protagoniste del primo dei due cd. Dalla celebre Partita in La minore, BWV di Johann Sebastian Bach, scritta con buona probabilità per altro strumento e trasferita al flauto ma eseguibile dall’oboe, per proseguire con la Sonata in La minore, Wq. 132 di Carl Philipp Emanuel Bach, annoverabile come inizio del cosiddetto linguaggio musicale “retorico”, una sorta di imitazione del linguaggio verbale. Passando poi per Les Folies d’Espagne di Marin Marais, tratte dal secondo libro delle Pièces pour Violes scritte a Parigi nel 1701, per concludere con le Fantasie n. 2, 6, 8, 10 di Georg Philipp Telemann, esempio di perfetta complessità architettonica del contrappunto in un brano per strumento solo. Ma è con il secondo dei due cd, dedicato alla musica contemporanea, che il potenziale espressivo dell’oboe è più efficacemente esplorato.

Nella cura estrema dei dettagli, degli effetti, dei colori, nella precisione tecnica e nel perfetto controllo del suono. In pagine di autori come Bruno Bettinelli con Studio da concerto, nella cui scrittura si avvertono evidenti le influenze di Hindemith e Stravinskij, e Lasse Jalava, autore finlandese di cui si propone Pirpana for oboe, op. 23 n. 1, tratto da Pieces for wind instruments op. 23. Nello stile esasperatamente ritmico e descrittivo delle Six Metamorphoses after Ovid, op. 49, brano tra i più eseguiti dagli oboisti. Così come nei restanti Tilework for oboe, Three Crossing del compositore americano minimalista Tom Johnson, lavoro basato su una struttura logica e matematica, e Dance for oboe solo, op. 62 del compositore e pianista croato Božidar Kunc. E, ancora, nel Monologue for oboe/oboe d’amore di John Rushby-Smith, e nei Four pieces for oboe or saxophone alone, quattro quadri differenti, capaci di ricreare nell’esecutore la sensazione di pronunciare un discorso, del compositore, sassofonista e clarinettista americano Robert Sibbing. Il secondo dei due cd si conclude con il brano dallo spiccato carattere folklorico, Divertimento for oboe solo, op. 41, del compositore norvegese Øistein Sommerfeldt, tratto da una serie di Divertimenti per strumenti a fiato solisti.

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Pubblicato il 2015-05-26 Scritto da LuisaSclocchis

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