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Officina Sinfonica Siciliana: Mozart e Fauré

Monika Prusak di Monika Prusak
21 Ottobre 2011
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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La chiesa barocca di San Giuseppe dei Teatini, nel centro storico di Palermo, è stata la cornice del concerto conclusivo del progetto “Officina Sinfonica Siciliana: musica prodotta dai giovani per i giovani” organizzato dalla Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana con il patronato della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della Gioventù) e in collaborazione con l’associazione “I Solisti di Operalaboratorio”, la “Sartoria Teatrale Pepi”, l’Accademia Nazionale della Politica e l’Associazione Immaginaria Ragazzi.

PALERMO – I 159 artisti under 30, vincitori di borsa, hanno partecipato a quattro mesi di laboratori per strumentisti, cantanti lirici, maestri collaboratori, tersicorei/mimi, scenotecnici e operatori di spettacolo, e hanno infine prodotto una stagione con opere di Haydn, Mozart, Donizetti, Fauré e Menotti. Il concerto del 1° ottobre è stato infatti interamente “prodotto dai giovani” ma, ovviamente, non solo “per i giovani”. Il pubblico ha ascoltato la Sinfonia n. 25 in sol minore K. 183 di W. A. Mozart e la Messe de Requiem en Re mineur op. 46 di G. Fauré per soprano, baritono, coro misto e orchestra. Il concerto è stato replicato il 2 ottobre presso il Duomo di Monreale.

La Sinfonia n. 25, per quanto sia una delle opere giovanili di Mozart (scritta nel 1773 quando il compositore aveva 17 anni), è pervasa da una drammaticità non indifferente, segno di uno spirito turbato e maturo. All’idea interpretativa di Francesco Di Mauro, che ha diretto la giovane orchestra dell’Officina, è sembrata essere sfuggita questa tensione intrinseca. Nonostante un’acustica sfavorevole, caratterizzata da un eccessivo riverbero, nell’Allegro con brio il direttore ha optato per una velocità mozzafiato, che ha reso impossibile la percezione uditiva del ritmo sincopato dell’inizio del movimento, perdendo così di drammaticità e affogando il brano in un magma sonoro ovattato, nel quale i passaggi dei violini risultano sfuggenti. Il timbro nostalgico dell’oboe solista è stato l’unico a portare un po’ di respiro a questa incessante corsa. Il secondo movimento, Andante, di carattere più sereno, è stato reso in maniera più adeguata. L’orchestra ha riacquistato sicurezza, in crescendo nel successivo Minuetto, la cui articolazione più marcata ha superato meglio la prova acustica. Il movimento più riuscito è stato il quarto, Allegro, dove tutto l’organico ha dato l’impressione di un inatteso risveglio nella precisione tecnica e nei contrasti dinamici, concludendo con discreto successo la sinfonia di Mozart.

Il Requiem, scritto di getto tra il 1887 e il 1888 dopo due gravi lutti, le perdite del padre e della moglie, è stato pensato da Fauré per come egli sentiva la morte: “come una liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’aldilà”. Anche in questo caso l’interpretazione di Di Mauro ha colpito per la sua incongruenza verso il tessuto sonoro e soprattutto verso il pensiero del compositore. Il coro misto dell’Officina, curato da Fabio Ciulla, nonostante la sorprendente omogeneità di un organico appena formato e il magma pastoso delle voci, è apparso troppo drammatico e cupo nei primi movimenti Introito e Kyrie, Offertorium e Sanctus. È mancato il timbro etereo, sospeso e inarrivabile, meno “doloroso” per dirla con Fauré, che è stato raggiunto solo nell’ultimo movimento In Paradisum. Il coro ha avuto uno dei momenti più significativi nell’Agnus Dei, dove tra un corposo forte e un piano morbido e pacato è riuscito a dimostrare le sue potenzialità sonore. Coinvolgenti e timbricamente adatte sono apparse le voci dei solisti, il soprano Valentina Vitti e il baritono Alessio D’Aniello, sebbene abbiano peccato di eccessiva passionalità. Gli attacchi forti del soprano nel Pie Jesu e l’eccessiva agitazione del baritono sulle parole “in die illa tremenda” nel Libera me hanno rischiato di dissociare la parte vocale da quella strumentale, in quei momenti appena percepibile. È stato notevole il lavoro che Francesco Di Mauro ha compiuto per ottenere omogeneità di suono nell’orchestra, la quale malgrado il riverbero eccessivo della chiesa ha perseguito dall’inizio alla fine un’accurata ricerca di sonorità impressionista. Considerata la difficile acustica dell’ambiente, l’impressione complessiva sull’esecuzione rimane comunque positiva. Ogni progetto che riesca a dimostrare le capacità e la professionalità dei giovani interpreti rappresenta un contributo fondamentale per il futuro della musica, soprattutto in un momento di crisi della cultura.

Monika Prusak

© Riproduzione Riservata

Tags: Alessio D’AnielloFabio CiullaFrancesco Di MauroOfficina Sinfonica SicilianaValentina Vitti
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Monika Prusak

Monika Prusak

Monika Prusak, musicologa, direttrice di coro, flautista e cantante. Diplomata in Flauto traverso presso il ZSM “I. Paderewski” di Białystok, si è laureata in Direzione di coro presso l’Università di Musica "F. Chopin" di Varsavia, in Canto presso il Conservatorio "A. Scarlatti" di Palermo e in Musicologia e Beni Musicali presso l’Università degli Studi di Palermo. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul nonsense nelle musiche di György Ligeti e Goffredo Petrassi, e il master in Music Management presso l’Università di Musica "F. Chopin" di Varsavia. Ha al suo attivo attività concertistica come flautista, cantante e direttrice di coro, nonché conferenze scientifiche e divulgative su argomenti musicologici (Sibelius Academy di Helsinki, Accademia Polacca delle Scienze PAN, Società Italiana di Musicologia, Associazione Amici di Santa Cecilia di Roma, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Università degli Studi di Palermo, Istituto Polacco di Roma, Bologna Festival, Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo, Uniwersytet Wrocławski). È autrice di articoli di carattere scientifico e divulgativo («Res Facta Nova», «Drammaturgia Musicale», «InTrasformazione: rivista di storia delle idee», «Il Giornale della Musica», «Ruch Muzyczny», «Krytyka Muzyczna», Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Opera di Wroclaw). Collabora con le riviste online «Il Corriere Musicale» e «Il Mondo della Musica». Dal 2012 collabora in qualità di relatrice, autrice e curatrice musicologica con l'Istituto Polacco di Roma e l'Ambasciata di Polonia a Roma. È socia dell’Associazione Nazionale Critici Musicali.

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