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Joshua Bell e Fabio Luisi con la Filarmonica della Scala

Luca Chierici di Luca Chierici
14 Gennaio 2015
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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Foto © Mattia Zoppellaro
Foto © Mattia Zoppellaro

Brahms, Ligeti e Varèse. Prove aperte e concerto per la prima alla Scala del violinista statunitense


di Luca Chierici


PER LA RIPRESA INVERNALE DELLA STAGIONE, la Filarmonica della Scala si è cimentata in un concerto che richiedeva un impegno straordinario per la densità del tessuto orchestrale tipica di due grandi lavori del novecento storico presentati da Fabio Luisi nella seconda parte della serata, Lontano di Ligeti e Amériques di Varèse, partiture entrambi formidabili per motivi piuttosto differenti. Lontano è tuttora difficilmente proponibile a un pubblico non avvezzo all’ascolto di musiche che sottintendono un’architettura formale interna di percezione impossibile a chi non abbia analizzato metodicamente la partitura. I musicisti della Filarmonica hanno successivamente assolto al massacrante compito finalizzato a riversare sugli astanti il torrente di suoni del frastornante Amériques, sotto la guida di un Luisi che ha dimostrato una non scontata maestrìa e partecipazione nel districarsi attraverso i due spigolosi lavori. Non altrettanto felicemente il direttore ha saputo illustrare il magnifico concerto brahmsiano che aveva aperto la serata, concerto che spesso può essere reso pesante, faticoso, quasi un muro che si erge di fronte alla voce di un violino pure agguerrito e di voce particolarmente intensa come era lo Stradivari davvero posseduto da Joshua Bell.

Luisi ci è parso avviare con fatica un discorso che si sarebbe voluto molto più fluido, spontaneo, e da parte sua il solista si è avventurato in una lettura che si ammirava più per il piglio virtuosistico, come se l’immane parte venisse considerata a sezioni, piuttosto che congiunta in un discorso intimamente connesso all’impianto sinfonico della composizione. Il Concerto di Brahms non è il soggetto migliore per avvicinarsi a un artista come Joshua Bell, magnifico strumentista che era oggi al suo debutto scaligero. Bell è stato costantemente presente a Milano fin dal lontano 1987: era un ragazzino di 19 anni dal look tipicamente americano, che si faceva volentieri fotografare in jeans e maglietta e che oggi – di anni ne ha quarantasette – ha ancora conservato un aspetto fisicamente davvero invidiabile. Non si poteva rimanere indifferenti, allora, di fronte a un giovane che sprizzava scintille nel Tema con variazioni di Wieniawski e che suonava con freschezza e eleganza persino l’elusiva prima Sonata di Fauré, e siamo grati alle Serate Musicali per avere invitato ripetutamente nella nostra città il violinista nel corso di una ventina d’anni a fianco di accompagnatori di prima classe come Zoltán Kocsis o Jean-Yves Thibaudet.

Una carriera di successo, quella di Bell, che lo ha portato a suonare ovunque e a dedicarsi con insolita partecipazione alla musica da camera, esplorare territori al di fuori del consueto repertorio, entrare in felicissima sintonia d’intenti con altri solisti come Lonquich o Angelich e persino la Wang. Il pericolo, ascoltando Joshua Bell nel Concerto op.77, è quello di essere portati a ridurre la partitura brahmsiana che profuma ancora di Berliner Philharmoniker, di Milstein o Menuhin, di Furtwängler, a un mal riuscito concerto di Vieuxtemps, l’autore che Bell ha omaggiato a fine serata con l’improbabile scelta di un virtuosistico Souvenir d’Amérique, una veloce serie di variazioni su Yankee Doodle, il tune che i più grandi virtuosi dell’Ottocento, violinisti o pianisti, volentieri arrangiavano per proporlo come bis durante le loro tournée americane. Bell usa questo gioiellino innocuo addirittura per illustrare la magnificenza di un Guarneri posseduto dallo stesso Vieuxtemps e ha concluso così la sua parte di serata con un trionfo di applausi.

Tags: Fabio LuisiFilarmonica dela ScalaJoshua Bell
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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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