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In memoria di Aldo Clementi

Roberto Prosseda di Roberto Prosseda
16 Maggio 2011
in XX e XXI
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Home XX e XXI
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Aldo Clementi

Nato a Catania nel 1925, studiò composizione con Alfredo Sangiorgi e Goffredo Petrassi, frequentando poi i corsi di Darmstadt e diventando uno dei principali rappresentanti di quella generazione di compositori di cui facevano parte anche Berio, Maderna, Castiglioni, Donatoni. Con loro aveva condiviso alcuni percorsi dell’avanguardia negli anni ’50 e ’60, individuando tuttavia sin da subito una propria strada del tutto originale. Persona particolarmente riservata, ma ricca di umanità e generosità, stupiva per l’innocenza con cui guardava il mondo: uno sguardo che si riflette nella cifra stilistica della sua musica, in costante ricerca di una dimensione al di fuori del tempo, che superi la dialettica per mirare all’eternità e all’assoluto. Clementi parlava raramente. Quando lo faceva non era mai invano, ma solo per dire qualcosa di assolutamente essenziale. Come la sua musica: nella sua produzione, distillata attraverso più di 60 anni, non vi è mai nulla di superfluo, mai una nota che non abbia una chiarissima ragion d’essere. Appassionato conoscitore della storia della musica occidentale – anche, non a caso, dei compositori fiamminghi –, adorava Bach, Schubert, Schumann, Chopin, Brahms, autori che aveva approfondito sin nelle pieghe più recondite. La sua antica passione per la pittura informale – da giovane frequentava le botteghe di Perilli e Dorazio – lo ha portato a cercare una trasposizione musicale di alcune illusioni ottiche, in particolare quelle delle celebri litografie di Max Escher.

[twocol_one]Inoltre Clementi – espertissimo giocatore di scacchi – amava i meccanismi: gli orologi, i metronomi, i carillon. Nei meccanismi aveva trovato uno stimolo artistico, una particolare “umanità”, che ha in un certo senso trasferito nelle sue composizioni. Anch’esse sono basate su meccanismi quasi ad orologeria: si tratta spesso di canoni in cui ogni voce si muove come all’interno di ingranaggi complessi e soggetti a logiche ineluttabili. Questo avviene anche nel teatro musicale di Clementi e in particolare nell’opera in un atto Carillon (1991-92), in cui la trama narrativa viene inglobata in implacabili meccanismi compositivi. C’è chi ha trovato nella musica di Clementi un senso di fatale accettazione dell’ineluttabilità del destino, o addirittura chi vi ha scorto il disagio dell’individuo nella società moderna, dove è soggetto a processi di alienazione o estraniamento.[/twocol_one]

[twocol_one_last]Ma Clementi rifiutava ogni tipo di lettura descrittiva o filosofica della sua musica: basta leggere le sue note alle proprie composizioni, sempre molto concise e oggettive. I suoi brani sono quindi dei microcosmi autoreferenziali, eppure specchio di un mondo interiore vario e profondo, dove la bellezza, seppur mai esibita, brilla di luce propria: una luce che, come una pietra preziosa, si riflette in mille direzioni, sempre diversa eppure sempre uguale a se stessa. Nelle composizioni più recenti Clementi aveva radicalizzato il suo linguaggio, scrivendo quasi esclusivamente canoni. Essi diventavano per lui un esercizio spirituale di contemplazione filosofica, specchio di una coscienza ricchissima di spunti poetici: poesia espressa quasi “per sottrazione”, poiché nascosta all’interno dei fitti meccanismi contrappuntistici.[/twocol_one_last]

Per Clementi, del resto, già negli anni ‘70 la musica occidentale non poteva fare altro che raccontare la propria fine, cercando tuttavia una collocazione nell’eternità: “è stata mia convinzione per molti anni che la Musica e l’arte in generale debbano assumere il compito di descrivere la propria stessa fine, o in ogni caso la sua graduale estinzione. […] La fine deriva naturalmente dalla saturazione e dalla fatica, ma non è mai definitiva. Tramite una desolata familiarità noi improvvisamente precipitiamo nell’infinito e nell’eterno”.

Roberto Prosseda

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Bibliografia essenziale:

Mario Bortolotto: Fase Seconda (capitolo su Aldo Clementi), Einaudi (1967)
Renzo Cresti: Aldo Clementi, Suvini Zerboni (1990)
Gianluigi Mattietti: Geometrie di Musica – il periodo diatonico di Aldo Clementi (1996)

 

Discografia essenziale:

Clementi: Integrale della musica per flauto
CD MODE Records 224, 2009
Roberto Fabbriciani, flauto, Alvise Vidolin, regia del suono

Clementi: Integrale della musica per chitarra
CD MODE Records 182, 2007
Geoffrey Morris, chitarra
ELISION Ensemble, Carl Rosman, direttore

Clementi: “Fragments & Symmetries”, musiche per pianoforte
Kristine Scholz, Mats Persson, pianoforte
2 CD Content, SAK 4610-9, 2006

Clementi: “Punctum contra Punctum”, musiche per ensemble
CD Die Schachtel, DS12, 2005
Gruppo Musica Contemporanea di Firenze

Clementi: B.A.C.H., Studio sul Tocco, Variazioni, Blues 1 e 2, Invenzione 4
CD Velut Luna 112, 2003
Roberto Prosseda, pianoforte

Clementi: “Madrigale”, musiche per ensemble
CD hat[now]ART 123, 2000
Ives Ensemble

Clementi: “Capriccio”, musiche per orchestra
Orchestre RAI di Napoli, Milano, Torino
CD Agorà – BMG Ricordi CRMCD 1004, 1999

Clementi: Adagio, Berceuse, Impromptu, Scherzo, Triplum
CD Stradivarius STR 33336, 1993
Caput Ensemble

Clementi: ES
LP Italia ITL 70090, 1982
Orchestra RAI di Milano. Zoltán Peskó, direttore

[/box]

 

Tutta la musica di Aldo Clementi è pubblicata dalle Edizioni Suvini Zerboni.

pubblicato su Amadeus (Paragon s.r.l.), maggio 2011.

Un ringraziamento particolare a Roberto Prosseda


 

Tags: Clementi AldopianoforteProsseda Roberto
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Roberto Prosseda

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Roberto Prosseda ha recentemente guadagnato una notorietà internazionale in seguito alle incisioni Decca dedicate a musiche inedite di Felix Mendelssohn. E' vincitore di numerosi premi discografici, tra cui lo CHOC di Le Monde de la Musique-Classica, il Diapason d'Or, il Best of the Month di Classic FM. Dal 2005 Roberto Prosseda suona regolarmente con alcune delle più importanti orchestre del mondo, tra cui London Philharmonic, New Japan Philharmonic, Moscow State Philharmonic, Bruxelles Philharmonic, Calgary Philharmonic e Gewandhaus Orchester. Con quest'ultima, diretta da Riccardo Chailly ha inciso il Concerto inedito in mi minore di Mendelssohn, pubblicato dalla Decca nel settembre 2009. In Italia è ospite regolare di Serate Musicali di Milano e dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma ed è frequentemente invitato dai maggiori Enti concertistici, tra cui il Teatro alla Scala, l'Unione Musicale di Torino, l'Accademia Filarmonica Romana, il Teatro la Fenice. Nato a Latina nel 1975, Roberto Prosseda ha intrapreso gli studi di pianoforte con Anna Maria Martinelli e Sergio Cafaro. Alla sua formazione hanno contribuito Dmitri Bashkirov, Leon Fleisher, Alexander Lonquich, William Naboré, Boris Petrushansky, Franco Scala, Charles Rosen, Karl Ulrich Schnabel, Fou Ts'ong, docenti con cui ha studiato presso l'Accademia Pianistica di Imola, l'International Piano Foundation e ai corsi di Sermoneta. Si è affermato in vari concorsi internazionali ("Micheli" di Milano, "Casagrande" di Terni, "Schubert" di Dortmund, "Mozart" di Salisburgo). Oltre a Mendelssohn, di cui è oggi considerato il più autorevole interprete pianistico, Prosseda è particolarmente apprezzato nelle interpretazioni di Mozart, Schubert, Schumann e Chopin, autori a cui si è anche dedicato nelle sue più recenti incisioni Decca. Attivo anche nella promozione della musica d'oggi, Prosseda ha in repertorio l'integrale della produzione pianistica di Petrassi, Dallapiccola e Aldo Clementi e numerose composizioni di compositori italiani contemporanei, tra cui Berio, Castaldi, Dall'Ongaro, Fedele, Solbiati. La critica e il pubblico riconoscono alle sue interpretazioni un particolare coinvolgimento emotivo e una introspezione capace di commuovere l'ascoltatore grazie ad un particolare uso del "rubato" e ad una grandissima varietà timbrica, specie nel pianissimo. Nel 2010 la Deutsche Grammophon ha selezionato dodici incisioni di Prosseda per inserirle nel cofanetto "Classic Gold", pubblicato nel maggio 2010. Il suo più recente CD è dedicato a Franz Liszt (Années de Pèlerinage, Decca 2011). Nella stagione 2011/2012 Roberto Prosseda ha debuttato al piano-pédalier, strumento di rarissimo ascolto, oggi costruito dall'artigiano Luigi Borgato (www.borgato.it). Presenterà in prima esecuzione moderna il Concerto di Gounod per piano-pédalier e orchestra con numerose orchestre, tra cui la Toscanini di Parma, i Berliner Symphoniker, la Weimar Staatskapelle, la Sinfonica Siciliana, la Bruxelles Philharmonic.

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