L’Orchestra Giovanile Italiana a Berlino

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Pascal Rophé alla direzione dell'OGI (foto Kai Bienert/Young Euro Classic)

Pascal Rophé alla direzione dell’OGI (foto Kai Bienert/Young Euro Classic)

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Young Euro Classic  Alla Konzerthaus con la direzione di Pascal Rophé: in prima esecuzione assoluta Responsorium di Silvia Colasanti in memoria di Piero Farulli 


di Corina Kolbe


L‘entusiasmo in sala è palpabile. Con il festival Young Euro Classic la Konzerthaus di Berlino ogni anno ad agosto si trasforma in un laboratorio creativo. Orchestre giovanili da tutto il mondo incontrano un pubblico curioso ed eterogeneo, assai diverso dagli habitués della stagione sinfonica. Brani della tradizione europea sono accostati a musiche che rappresentano culture da noi lontane.

Così in una delle serate la compagine thailandese Siam Sinfonietta ha suonato tre canzoni d’amore composte dal loro re Bhumibol e la prima in assoluto di una  suite dal balletto Suriyothai di Somtow Sucharitkul, eccentrico compositore, direttore d’orchestra, regista e autore di romanzi di fantascienza. La sua è una musica che ovviamente cerca l’effetto e sembra adatta al cinema. Sotto la bacchetta di Sucharitkul, anche un grande appassionato di Mahler, i giovani hanno poi eseguito la Prima Sinfonia dell’austriaco, in una versione lunga con il movimento Blumine soppresso in seguito dal compositore. Un’esecuzione a tratti straziante per gli amanti di Mahler ma che meritava comunque rispetto, visto che per l’orchestra il brano ha costituito una notevole sfida.

Meno esotico ma più convincente dal punto di vista musicale è stato invece il concerto dell’Orchestra Giovanile Italiana (Ogi) che dal 2007 mancava dal festival. Sotto la guida del francese Pascal Rophé, che in Italia ha già lavorato con l’Orchestra della Rai di Torino, l’Orchestra della Fenice e l’Orchestra Mozart di Claudio Abbado, hanno interpretato un programma vario e impegnativo con brani romantici e neoclassici nonché una prima esecuzione assoluta della compositrice italiana Silvia Colasanti. Il suo brano Responsorium, dedicato alla memoria del padre dell’Ogi e della Scuola di musica di Fiesole, Piero Farulli, all’inizio evoca un’atmosfera inquietante e minacciosa cui fanno contrasto parti di suggestivo lirismo interpretate con virtuosità dagli eccellenti archi e fiati dell’orchestra. Un’opera accolta dal pubblico con lunghi applausi.

SILVIA COLASANTI (foto Francesco Toietti)

SILVIA COLASANTI (foto Francesco Toietti)

Con grande maestria tecnica l’orchestra ha affrontato anche il resto del programma che spaziava dalla Suite Algérienne di Camille Saint-Saëns a Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel, la giocosa e ironica Paganiniana di Alfredo Casella e L’Oiseau de Feu di Igor Stravinskij. Va notata la solida tradizione esecutiva sviluppata in tanti anni dalla Scuola di Musica di Fiesole.

La quattordicesima edizione del festival che si conclude l’11 agosto vede la partecipazione di 1550 giovani musicisti provenienti dall’Europa, dall’Asia, dal Messico, dal Brasile e dall’Australia nonché da vari paesi arabi riuniti nell’Arab Youth Philharmonic Orchestra. L’ultima a salire sul palcoscenico sarà la European Union Youth Orchestra (Euyo) diretta dal polacco Krzysztof Urbański, con il pianista russo Alexander Romanovsky che interpreta il secondo concerto di Sergej Prokof’ev.

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L'autore: Corina Kolbe

Giornalista residente a Berlino, collabora a giornali e riviste in Germania, Svizzera e Italia. Scrive di musica classica, di Claudio Abbado e le sue orchestre, di progetti educational e dell'impatto dei nuovi media sulla cultura. Laureata in lettere e storia, ha lavorato per l'Agenzia ANSA, Agence France-Presse e Netzeitung.de. Da giornalista freelance scrive per Zeit online, 'Der Tagesspiegel', 'Das Orchester', 'Neue Musikzeitung', 'Berner Zeitung', 'Musik & Theater', 'Concerti', 'Il Giornale della Musica', 'Musica', e 'Il Corriere Musicale'

Ci sono 2 commenti all'articolo

  1. 3.

    Sante parole. Il potere è delle agenzie, più forte è l’agenzia più quel direttore o cantante lavora. Non è questione di bravura… Giovani talenti ce ne sono ma le agenzie non li accettano se non c’è qualcuno dietro che li spinge. Quindi questi giovani studiosi e dotati non lavoreranno praticamente mai!

  2. R.

    Oh, ma con tutti i giovani e spesso anche bravi (ma sconosciuti) direttori italiani che ci sono in giro, possibile che l’OGI debba essere diretta da un francese conosciuto quasi solo per la musica contemporanea? possibile? che politiche ci sono dietro? chi è che suggerisce i nomi dei direttori? scommetto che dietro ci sarà il solito giro di abbado & co. Perché invece non si punta sui giovani direttori italiani, alcuni talentatissimi che possano rappresentare al meglio il nostro repertorio e che all’estero si aspettano? mah..le lobbies sono forti.

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