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Francesco Gesualdi, resistenza contemporanea con “Gamo”

Paolo Carradori di Paolo Carradori
3 Marzo 2016
in Interviste
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Home Interviste
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di Paolo Carradori foto © Valeria Cosi


Già nella scelta di definirsi “Gruppo aperto musica oggi” c’è tutto il succo di una traccia culturale ben delineata. Gruppo – Aperto quasi una contraddizione. Insieme ristretto di persone che entrano in relazione condividendo stessi interessi ma aperto ad un esterno, alle arti, alla politica, alla società. Musica – Oggi anche. Quell’Oggi (era il 1980) che non inchioda ad una data ma spendibile liberamente nel tempo: la visione contemporanea della musica. Visione messa a dura prova dalla poca sensibilità, dalle poche risorse e spazi riservati agli aspetti più innovativi del comporre oggi. Ma tra mille difficoltà il Gamo resiste e rilancia. Proviamo, dopo la conclusione in gennaio del festival numero trentasei dedicato alla vocalità, a fotografare la realtà di questa storica istituzione musicale, dialogando con il direttore artistico Francesco Gesualdi (ruolo condiviso fino a poco fa con uno dei fondatori storici del gruppo, Giancarlo Cardini).

Da dove ha preso le mosse la scelta di dedicare cinque dei sei appuntamenti del Gamo International Festival 2015 alla vocalità?
«Semplicemente, l’idea è sorta con naturalezza perché legata al nostro spiccato interesse per la vocalità nella musica contemporanea. Il ricordo della significativa presenza nel Gamo – per anni – della compianta Liliana Poli recentemente scomparsa, il ricordo del suo sensibile contributo al gruppo, hanno fatto sì poi che dedicassimo tutto il Festival alla sua memoria. Sembrava interessante determinare un percorso storico dei contenuti dello stesso programma 2015 del Festival; un itinerario femminile della voce che potesse determinare un’unica linea “storica” dei sei appuntamenti del Festival. Così abbiamo pensato di invitare sei voci femminili di grande personalità espressiva, con stili diversi e con progetti molto variegati, proprio per garantire eterogeneità ad un programma caratterizzato dallo stesso soggetto conduttore. Il risultato è stato eccellente. Abbiamo realizzato il Festival all’interno del Museo900 di Firenze e significativo è stato il riscontro di pubblico e il gradimento generale di ogni concerto da parte di un pubblico entusiasta».

Le performance hanno disegnato un panorama molto diversificato nella proposta, nelle estetiche, nella trama drammaturgica, nella ricerca sonora come nella relazione con la gestualità. Quale realtà sta vivendo la vocalità contemporanea?
«La vocalità contemporanea vive un momento florido. Numerosi sono le voci di artisti di grande interesse e bravura. “Voci intelligenti” – mi piace definirle – per le scelte artistiche che caratterizzano le loro vite musicali e per la ricchezza espressiva e creativa che esprimono, di cui sono capaci. Nel Novecento molte sono state le esperienze maturate attorno alla voce per cui ormai certe composizioni storiche per voce sono diventate veri e propri classici per le nuove generazioni di cantanti che interpretano con nuova consapevolezza, matura sensibilità artistica, tecnica esecutiva sviluppatissima. Gesualdo, Principe di Venosa, sosteneva che l’unica musica degna d’essere elevata agli onori della gloria fosse quella vocale, tant’è che poco resta della sua produzione strumentale (ricordo la celebre Canzon francese del Principe e una Gagliarda a quattro parti). Credo che ancora oggi, di fronte all’arte della voce, la seduzione per chi compone-per chi interpreta-per chi ascolta è inevitabile».

Su quali strategie programmatiche si muove il Gamo nella volontà di documentare una realtà contemporanea molto complessa?
«La politica culturale del Gamo si muove su più fronti. I nostri punti fermi sono i seguenti: collaborazioni con Istituzioni musicali europee; sinergie con altre realtà musicali ed istituzioni culturali; valorizzazione delle risorse artistiche della città e del patrimonio storico-culturale di Firenze; ricerca di novità sul panorama musicale internazionale; sguardo attento alla storia e all’attualità della Musica Contemporanea colta ed extra-colta; nuove commissioni, nuove produzioni, e co-produzioni. Quando il Gamo programma il suo Festival lo fa pensando di offrire al proprio pubblico tutta la molteplicità delle musiche contemporanee (della cosiddetta Musica Contemporanea) che sono tantissime. Cerchiamo di frequentare quel Molteplice che così fortemente si è manifestato in tutto il novecento e che ancora oggi si manifesta con sempre maggiore spirito libertario. Aggiungo questo riguardo la condizione delicata che la musica d’arte oggi sta attraversando: la musica va ascoltata per essere compresa, in tutta la sua durata prestabilita indipendente da noi e dalla nostra capacità di ascolto e attenzione. La musica è l’unica arte che ti inchioda alla necessità dell’ascolto nel Tempo. Questo è magnifico, è una grande esperienza (soprattutto unica nel campo delle arti) per le nostre orecchie in primis, per il nostro spirito e per il nostro intelletto di conseguenza. E la musica contemporanea, in particolare, va ascoltata regolarmente, ha bisogno di abitudine all’ascolto, di comprensione, sì, ma quanto meno non è musica posticcia, come gran parte della musica che l’industria musicale e il mercato ci propinano inesorabilmente».

Quali sono le difficoltà maggiori nel fa vivere oggi una istituzione musicale con le specifiche caratteristiche culturali del Gamo?
«Le difficoltà maggiori sono quelle della mancanza di fondi adeguati alla qualità che siamo capaci di programmare. Nonostante ciò negli ultimi anni importante è stato anche il nostro lavoro di fund raising per cui siamo riusciti ad ottenere l’attenzione da parte di sponsor, mecenati (sì, esistono!) e da parte di enti pubblici e privati. Tutta questa attenzione non è altro che il riconoscimento del nostro enorme lavoro, che siamo felici stia continuando a portare i suoi frutti, per il 36° anno consecutivo».

Tags: Francesco GesualdiGamo
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Paolo Carradori

Paolo Carradori

Paolo Carradori si interessa di musica jazz e contemporanea con ruoli diversi (organizzatore, critico musicale, curatore di programmi radiofonici, ufficio stampa, consulente musicale, produttore). Nel 2010 fonda, con musicisti e operatori del settore, l’Ass.ne “Greedo Music Project” www.greedomusic.com. Ha collaborato come critico musicale con il bimestrale Jazzit e curato una propria rubrica su Jazzconvention.net. Attualmente scrive per “Il Giornale della Musica”, “Musica Jazz” e “Alfabeta2”. Dal 2015 è Direttore Artistico della Sala del Rosso di Firenze. Ha pubblicato: per Editrice Effequ “Sax Appeal-Il sassofono nel jazz” (2009) e “Non sparate sul pianista-Note sul piano jazz” (2011), per Marco Del Bucchia Editore “Giancarlo Cardini: la musica, il novecento” (2011).

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