«Il bisogno impellente di pensare il nuovo a partire da un passato storico musicale diverso da quello che ci avevano insegnato». Alfredo Casella? «Aveva inventato un modernismo che andava bene al fascismo»



Luigi Pestalozza con Gillo Dorfles | Foto © Simeone Pozzini

Si è spento oggi a Milano lo storico, critico musicale, musicologo Luigi Pestalozza. Figura di primo piano all’interno di tante stagioni culturali e politiche italiane e internazionali, Pestalozza fu sempre legato all’ideale marxista, interesse declinato ed approfondito in termini politici, culturali e naturalmente musicali. Anticrociano per eccellenza («Una cupa presenza nella storica critico filosofica italiana»), diceva che il «fascismo era un modo per educare il senso comune». Niente meglio di questo documento audio che Il Corriere Musicale vi offre in esclusiva (registrato a Milano in occasione della rassegna dedicata a Riccardo Malipiero presso il Museo del Novecento) spiega meglio le posizioni di Luigi Pestalozza ed il suo punto di vista sulla cultura musicale: «Il bisogno impellente di pensare il nuovo a partire da un passato storico musicale diverso da quello che ci avevano insegnato». «A ottantasei anni», diceva pochi anni fa, «ricordo bene cos’erano i ceti alti e i ceti bassi». S. P.

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