di Redazione

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Il ruolo che ricopre la parola e il suo senso tra la fine del Cinquecento e il secolo successivo è indubbio nell’arte musicale; se il madrigale fonda la sua essenza sul suono intrinseco della parola, può destare stupore che in un repertorio geograficamente lontano dalla tradizione italiana e per di più in lingua latina – come quello proposto in questo cd – si assista a una simile ricerca e al piacere del gioco. Siamo tra il centro e il nord della Germania, tra la Wolfenbüttel del musicista e teorico Michael Praetorius e l’Amburgo di Hieronymus e del figlio Jacob, dinastia di organisti che con l’autore del Syntagma musicum non intrattiene rapporti di parentela. Il merito di Pablo Heras-Casado è di aver affrontato un repertorio poco conosciuto, in certi casi mai inciso prima, così è per i mottetti d’argomento amoroso – con testi tratti dal Cantico dei Cantici – che costituiscono il corpo centrale dell’album, ai quali si aggiungono il Magnificat quarti toni di Hieronymus e il Magnificat super ut re mi fa sol la di Michael.

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La compresenza di repertorio sacro e profano ci risulta straniante solo per il risultato d’esecuzione: non c’è nulla infatti di più terreno dei Magnificat che ospitano armonie ardite, forti contrasti dinamici, madrigalismi e atteggiamenti teatrali che rinviano immediatamente alla scrittura del primo dramma per musica monteverdiano. L’accompagnamento strumentale è a tratti corposo, per quanto spesso limitato a un tappeto sonoro; solo la discutibile scelta d’intercalare versi cantati in gregoriano ci riporta a una presunta sfera di sacralità.

Paradossalmente, per quanto sensuali, molto più “sacri” risultano proprio i mottetti per le nozze. I ritmi di danza sono notevolmente appiattiti e l’accompagnamento strumentale è limitato spesso al continuo o all’imitazione delle parti vocali; è comunque molto buona l’esecuzione del Coro e dell’Ensemble Balthasar-Neumann che seguono adeguatamente Heras-Casado nel gioco di dinamiche; l’ampia presa del suono permette inoltre interessanti effetti stereofonici – spettacolari in Tota pulchra es – che ricreano la pratica amburghese di utilizzare cori spezzati.

La scelta di pubblicare nel booklet i testi originali in lingua latina e tradurli in inglese, francese e tedesco dichiara l’importanza dell’intelliggibilità testuale e la volontà di un’ampia divulgazione di questo repertorio esposto comunque in maniera accattivante. Causa la presenza di brani inediti, apprezzate sarebbero state alcune note sulle scelte esecutive e organologiche del tutto assenti, nonché sulle singole composizioni.

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Pubblicato il 2015-10-28 Scritto da CeciliaMalatesta

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