di Redazione

gabettaLa trentaquattrenne argentina Sol Gabetta, violoncellista tra le più acclamate di questi tempi, non eccelle solo per abilità tecnico-espressive, ma anche per quantità e qualità di repertorio, che spazia dal barocco alla contemporanea. Una duttilità, la sua, che non può passare inosservata, soprattutto in un’epoca come la nostra, in cui la produzione della nuova musica è diventata un settore a parte, troppe volte rifiutata dai grandi solisti nelle sale da concerto. Per l’occasione, Gabetta ci propone un album “monografico” dedicato a Pēteris Vasks, settantenne compositore lettone, tra i primi musicisti, assieme ad Arvo Pärt, Sofia Gubajdulina e Alfred Schnittke, a liberarsi dalle rigide imposizioni dell’Unione Sovietica, la cui notorietà risale appena agli anni ’90, quando Gidon Kremer ne divulgò alcune opere in occidente.

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Lo stile di Vasks non è facilmente riconducibile ad una corrente precisa, poiché spazia dal recupero dell’armonia triadica allo sperimentalismo d’avanguardia. Varietà che ben coglie Gabetta nell’esecuzione di tre pagine tra loro molto diverse, il Secondo concerto per violoncello ed orchestra d’archi, Musique du Soir e Grāmata čellam. Candida Thompson, alla guida dell’Amsterdam Sinfonietta, ben supporta Gabetta nella caratterizzazione delle varie sezioni presenti nei tre tempi del concerto. Si pensi alla marcata differenza tra l’estatico andante del primo tempo con l’attacco dell’allegro, dalla forte connotazione ritmica e dagli echi fortemente bartόkiani. Molto abile Gabetta nel rendere l’intimo lirismo delle parti cantabili, così come nel dominare le tessiture delle due lunghe cadenze presenti rispettivamente all’inizio del concerto e nella parte centrale del secondo tempo.

Al concerto segue Musique du Soir, un brano scritto alla fine degli anni ’80 inizialmente per corno da caccia ed organo, a cui Vasks ha successivamente sostituito il corno con il violoncello. Non manca anche in questa occasione la finezza espressiva di Gabetta, supportata nel monologo dal riempimento di un organo, suonato dalla madre, tanto compatto, quanto dimesso nel suo ruolo.

Chiude il cd Grāmata čellam, brano per violoncello solo formato da due movimenti nettamente contrastanti, intitolati “Fortissimo” e “Pianissimo”, per la netta prevalenza dei due colori nelle parti rispettive. La scrittura di Vasks,  inaspettatamente più arcigna rispetto ai pezzi precedenti, indaga sugli effetti timbrici del violoncello, ben resi nell’ottima incisione della Sony. Così come sul finale del concerto, Vasks introduce nella seconda parte del Grāmata un soave canto, che la Gabetta, con la sua candida voce sopranile, rende con la dovuta purezza.

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Pubblicato il 2016-01-14 Scritto da StefanoCascioli

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