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Aureliano Cattaneo, la composizione come una «costellazione di relazioni»

Claudia Ferrari di Claudia Ferrari
26 Giugno 2016
in Approfondimenti, Interviste
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Home Approfondimenti
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di Claudia Ferrari

Aureliano Cattaneo, classe 1974, ha ricevuto quest’anno il Premio Abbiati attribuito dall’Associazione Nazionale Critici Musicali nella categoria “Novità per l’Italia” con i pezzi Insieme, commissionato dal Festival Milano Musica 2015 e Parole di settembre, presentato in prima italiana alla Biennale Musica 2015. Due lavori differenti per organico e stile, ma entrambi densi di contenuti e caratterizzati da un sapiente uso del linguaggio musicale, sia per quanto riguarda la scrittura strumentale che la scrittura vocale. Abbiamo avuto l’occasione di parlare di entrambi i lavori con il compositore, che ha offerto una visione profonda e trasversale del percorso di scrittura.

Scritti a tre anni di distanza, Parole di settembre e Insieme sono lavori molto diversi. Parole di settembre, per soprano, controtenore, baritono e ensemble su testi di Edoardo Sanguineti, nasce dallo spettacolo in occasione della mostra a Mantova per il V centenario della morte del Mantegna (2006). Qui, Sanguineti recitava i versi delle sue poesie mentre lei si era occupato di creare un’installazione sonora con delle improvvisazioni al pianoforte. Com’è nata l’idea di costruire questo ciclo vocale e – soprattutto – come ha proceduto nella scelta dei testi da utilizzare?
«I testi che ho utilizzato sono tratti dal ciclo di 15 poesie che Edoardo Sanguineti ha scritto proprio in occasione della mostra di cui parla e dedicati ad Andrea Mantegna. Ogni poesia é formato da cinque haiku, quindici versi in totale. C’è quindi una grande simmetria formale nel ciclo poetico, simmetria che ho voluto evitare ricostruendo un percorso mio utilizzando a volte solo dei frammenti, a volte le poesie intere, ma in un ordine diverso. Sanguineti sempre diceva: potete fare quello che volete con i miei testi, ma non cambiate una parola. Ci incontrammo a Madrid in aprile del 2010, Edoardo e sua moglie Luciana erano stati bloccati dall’eruzione del vulcano islandese, ci fu cosí l’occasione di parlare proprio di questo progetto».

Il ciclo completo comprende tre libri: sebbene siano eseguibili separatamente, la totalità della composizione disegna paesaggi sonori differenti, direi quasi un susseguirsi di luci diverse. Quanto il passaggio dal suono al linguaggio visivo è stato determinante nella composizione?
«Il passaggio dal linguaggio visivo a quello del mondo sonoro di “parole di settembre” avviene filtrato attraverso il linguaggio poetico. Sempre sono partito dalle poesie, dalla reazione estremamente ricca e variegata del testo sanguinetiano ai quadri di Mantegna. In un momento in particolare però ho guardato direttamente al Mantegna. C’è un numero nel primo libro dove l’idea del suono cerca di tradurre la tecnica di “grisailles” tipica di alcuni quadri di Mantegna che cercano di imitare gli altorilievi marmorei».

Forse sono proprio le poesie di Sanguineti il perno fondamentale tra musica e video; come un nodo che permette di muoversi dal suono al visuale. Qual è il rapporto tra le immagini e i testi?
«Il percorso è stato questo, un passaggio di filtri successivi. Le poesie traducono le immagini, il suono traduce le poesie, e alla fine ritorniamo alle immagini come ulteriore filtro, un’istallazione video che rilegge tutti gli altri elementi e aggiunge la sensibilità degli artisti Serghei&Arotin».

Così come in Parole di settembre assistiamo a una fusione di linguaggi diversi, anche in Insieme (per flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello e pianoforte) possiamo focalizzare la nostra attenzione sulla ricerca di una continuità, in questo caso però solo sonora. Ci parli dell’occasione per cui ha composto Insieme e del lavoro con mdi ensemble.
«Il titolo è un omaggio ai musicisti per cui il lavoro è stato scritto: MDI, musica d’insieme, ensemble. Ma è anche un riferimento all’essenza della musica da camera: suonare insieme. Suonare insieme, respirare insieme, muoversi insieme, ascoltarsi. Il lavoro con i musicisti del mdi ensemble è stato per me molto produttivo, hanno capito perfettamente le caratteristiche del pezzo e hanno fatto un lavoro veramente serio, ad un livello eccezionale, sul suono e sulla forma».

In questa composizione si spinge alla ricerca di suoni che si trovano al limite tra suono e rumore; come ha proceduto per arrivare al risultato finale, in cui ha evitato il rischio concreto di trovarsi di fronte alla semplice giustapposizione di situazioni sonore contrapposte?
«Per me è molto importante l’integrazione di tutti gli elementi che compongono un pezzo. Tutti i materiali sono pensati come una costellazione di relazioni, per cui un materiale è sempre legato agli altri. Questo legame può essere anche molto diverso, per esempio per opposizione, ma sempre è presente l’idea di rete. Lavorare con elementi sonori che superano l’altezza del suono, cioè con suoni con una forte componente di rumore, questo mi permette di generare una forte coerenza formale».

Se in Parole di settembre ho percepito il testo come perno attorno al quale si sviluppava il lavoro, qui è il suono in sé che crea la forma, il suono è il centro dello sviluppo. La parola che mi è venuta in mente ascoltando Insieme è evoluzione. Cosa ne pensa?
«L’idea di evoluzione non sempre implica uno sviluppo lineare, anche se in “insieme” cerco di sorpassare una mia naturale tendenza alla frammentazione per ricreare un certa linearitá. Ma questa direzionalitá si crea dalle relazioni di cui parlavo prima, e non solo dall’idea di sviluppo. L’inizio del pezzo si basa su degli elementi continui, come un glissando del violoncello sulla quarta corda preparata con un pezzo di foglio d’alluminio, un suono simile al “guiro” prodotto da un plettro che scivola su una corda grave del pianoforte, un glissando cantato con una forte componente di soffio dentro al flauto basso. Questo suono “granulato” si trasforma piú avanti in un accordo complesso ripetuto nella regione acuta dagli archi. Si tratta di una specie di zoom, in cui il suono “guiro” si aumenta fino a percepire ogni grano che lo compone. Ecco, questo puó essere un esempio della rete di relazioni tra i vari elementi di cui parlavo prima. Quindi, piú che di evoluzione, parlerei di trasformazione».

Tags: Aureliano Cattaneo
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Claudia Ferrari

Claudia Ferrari

Nata nel 1988 in un paese emiliano, da bambina s'innamora della chitarra e delle parole. Si laurea in Musicologia al DAMS di Bologna e poi frequenta il Biennio in Discipline storico, critiche e analitiche della musica al Conservatorio Verdi di Milano,dove si laurea a pieni voti con una tesi sull'analisi dell'opera Al gran sole carico d'amore di Luigi Nono. È un'avida lettrice e una curiosa e instancabile ascoltatrice – senza limiti di alcun genere – convinta dell'importante ruolo del musicologo come tramite tra pubblico e compositori. Il suo sito-blog è www.claudiaferrari.it

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