di Luca Chierici
Beniamino del pubblico della Società dei Concerti di Milano, all’interno della quale suona ininterrottamente dal 1988, Evgenij Kissin, ex fanciullo prodigio, è ritornato l’altra sera – la sala era colma all’inverosimile – con un programma complesso che metteva in risalto una maturità stilistica e un senso di riappropriazione del repertorio davvero straordinarie.
Kissin oramai cinquantenne ha raggiunto uno stadio di perfezione non solo tecnica ma anche di scelta del repertorio che si è concentrato nell’esame di pagine che mai come oggi sono sembrate frutto di uno studio e di una comprensione della Musica che sembra non avere uguali.

La Seconda partita di Bach è stata proiettata nell’universo delle cose assolute e ha forse richiamato il modo di intendere questo capolavoro in maniera molto simile a quella di celebri esecuzioni di Martha Argerich. Due Notturni di Chopin e il Quarto scherzo sono entrati nel vivo del programma con la gravità delle cose solenni e l’aggiunta, tra i bis, dello scherzo op. 31 ha consacrato definitivamente Kissin quale grandissimo interprete chopiniano.
La seconda parte del recital è stata dedicata alla difficile Seconda sonata di Šostakovič, poco eseguita e di complessa definizione. E qui Kissin, come in altri momenti, ha dimostrato essere il vero erede di campioni del pianismo russo come Gilels e Richter. Alla Sonata sono stati aggiunti due bellissimi Preludi e fughe dello stesso autore e anche in questo caso il pianista ha espresso in maniera ineguagliabile il fulcro del pensiero di Šostakovič, che in queste composizioni aveva dichiarato tutto il proprio amore per la musica bachiana. Per ragioni contingenti di tempo, Kissin si è “limitato”a tre soli bis (oltre allo Scherzo op.31, un corale di Bach-Kempff e il Valzer op.64 n.2 di Chopin) che hanno davvero scatenato il delirio tra il pubblico festeggiante.























