di Redazione

2452 X«Gesualdo» è una delle recenti pubblicazione della Ecm New Series, alternanza di brani del geniale madrigalista di Venosa a lavori della nostra epoca, ispirati alla sua opera. L’esperimento non è nuovo: già la Stradivarius pubblicò un cd (Str 33629) in cui venivano accostati alcuni madrigali di Gesualdo a brani di recente composizione, in quell’occasione di Sciarrino e Fedele. Non è un caso che la musica di Gesualdo, seppur scritta nei primissimi anni del Seicento, abbia ispirato numerosi compositori del Novecento (anche storico, se si pensa al Monumentum stravinskyano), le intuizioni visionarie della sua pittura sonora, presenti soprattutto nel quinto e sesto libro dei madrigali, anticipano di secoli il concetto di musica astratta. L’utilizzo di armonie estranee sia alla modalità che alla tonalità nascitura, unito ad una complessità strutturale che arriva alla rottura della frase, e talvolta persino del singolo inciso musicale, conferisce un ruolo di enorme importanza a Gesualdo, il cui genio ha pochi emuli nell’intera storia della musica.

Per questa occasione, l’Ecm alterna al principe di Venosa (di cui vengono eseguiti il madrigale “Moro lasso” e “O crux benedicta”, trascritti per archi rispettivamente da Tõnu Kaljuste ed Erkki-Sven Tüür) tre brani contemporanei: “Carlo” di Brett Dean, “L’ombra della croce” e “Psalmody” di Tüür.

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Scritto nel 1997, “Carlo” di Brett Dean, cinquantaquattrenne compositore australiano, è un brano per orchestra d’archi e coro, che parte dalla citazione dell’incipit di “Moro lasso”. Le note di Gesualdo, però, vengono presto interrotte da alcuni interventi apparentemente estranei dell’orchestra, che si accumulano progressivamente, finendo per stravolgere del tutto la scrittura di partenza. La partitura è molto eterogenea, e presenta elementi caratteristici di varie epoche. Non ci sono solo riferimenti a Gesualdo, ma anche a cromatismi tipici delle prime scritture atonali del secolo scorso, che, accostati ad un certo tipo di effettistica della scrittura avanguardistica, formano un pezzo molto energico, sapientemente gestito nelle sua varietà, caratterizzato da un’ansia che pervade l’intero brano.

Così come per “Carlo”, anche “L’ombra della croce” (breve brano scritto appositamente per questo album) inizia con una citazione a Gesualdo (stavolta presa dall’”O crux Bendicta”), ma il lavoro che fa Tüür non è quello di stravolgere il nucleo iniziale, ma anzi di rielaborare il materiale di partenza in modo organico, per creare un pezzo compatto, evitando interventi armonici o coloristici troppo lontani dal suono originario.

“Psalmody”, per archi, fiati, percussioni, pianoforte e coro, è una rivisitazione di un lavoro datato 1993, che Tüür compose per l’ensemble di musica antica Hortus Musicus. Il minimalismo diatonico che caratterizza l’intera partitura è ben reso dalla varietà dei timbri, dalle numerose alternanze tra parti solistiche e ripieni, e dall’interessante utilizzo delle percussioni, in cui Tüür dimostra tutta la sua sapienza, derivata anche dall’intensa esperienza giovanile nel mondo del rock. Il risultato è una partitura molto densa e prolissa, dall’ascolto non semplice, ma molto affascinante e suggestivo.

Da segnalare l’ottima prova della Tallinn Chamber Orchestra e dell’Estonian Philarmonic Chamber Choir, diretti con mirabile precisione da Tõnu Kaljuste, oltre alla qualità della registrazione, che conferma l’Ecm tra le migliori etichette discografiche del momento.

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Pubblicato il 2015-10-24 Scritto da StefanoCascioli

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