di Redazione

Violoncellisti cosmopoliti del Settecento, negli anni in cui il Barocco aveva già ceduto il passo allo Stile Galante, che a sua volta presto sarebbe confluito nel Classicismo. Violoncellisti virtuosi, capaci di esaltare il ruolo solistico di uno strumento fino a pochi decenni prima confinato nelle “retrovie” del basso continuo, ma ora, pochi decenni dopo la geniale invenzione dei “Soli” di Sebastian Bach, in grado di sostenere una posizione privilegiata nella quale far confluire agilità, colore, melodia.

Sono Luigi Boccherini e Giovanni Battista Cirri, solisti-compositori che si affacceranno entrambi al XIX secolo (li separa una generazione: il lucchese era nato nel 1743, il collega di Forlì nel 1724), attraversando quindi l’epoca d’oro del Classicismo peraltro senza farsene più di tanto “contaminare”, conservando una specificità stilistica comunque accattivante, di cordiale capacità comunicativa dentro a un’idea formale nitida e semplice.

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Nella prospettiva storica di notorietà che sono oggi non per caso molto diverse (e basti pensare alla fondamentale e vastissima produzione cameristica di Boccherini: quintetti e quartetti per archi) questi due autori-violoncellisti sembrano quasi essersi divisi il mercato europeo dell’epoca. Base in Spagna per Boccherini, sede londinese per Cirri. Con tutte le implicazioni politico-dinastiche, da una parte e dall’altra, a rendere più ampia la platea per l’attività esecutiva non meno che per quella editoriale.

Ora una talentuosa violoncellista australiana, Catherine Jones, riunisce i due compositori in un CD nel quale l’interesse storico (per Cirri si tratta di una prima registrazione) cede ben presto il passo alla genuina e brillante qualità dell’invenzione dell’uno e dell’altro. Sono sei le Sonate per violoncello riunite nell’incisione. Tutte con basso continuo (singolare effetto di una tradizione ormai datata, quando queste composizioni venivano pubblicate a Londra, probabilmente all’inizio degli anni Settanta del XVIII secolo), tutte in tre movimenti, quasi sempre articolati con il tempo lento centrale, tutte dominate da una scrittura che dichiara il virtuosismo specifico dei rispettivi autori.

Ecco allora la fluente vena melodica di Boccherini, spesso giocata nella zona alta della tessitura, con caratteristiche connotazioni ritmiche “iberiche” e scelte formali già significativamente orientate verso una certa dialettica tematica. Ed ecco l’elegante chiarezza di Cirri, la linea sinuosa della sua invenzione melodica spesso spezzata da abbellimenti con rapide scale e trilli nei quali si perde il rigore formale e si ha invece il senso di una immediata forza espressiva, quasi uno spirito improvvisativo disposto sul pentagramma con minuziosa attenzione.

Nelle note che accompagnano il disco, Catherine Jones scrive che ritiene le Sonate di Boccherini un esempio di “Alto Barocco” e quelle di Cirri espressione del nascente stile classico. Al di là delle etichette (ed è innegabile la suggestione collegata alla presenza attiva di Cirri in occasione di alcuni dei concerti londinesi di Mozart bambino, fra il 1764 e il 1765), rimane la vivacità esecutiva davvero accattivante della violoncellista di Perth, che ha suono chiaro e molto comunicativo, elegante capacità nel disegnare la linea melodica sia nei movimenti svelti che in quelli lenti, precisione ben scandita e tecnica inappuntabile, forgiata in lunghi anni di perfezionamento nella musica antica e del Settecento fra Olanda e Italia.

Sofisticata la definizione del basso continuo, con il cembalo (Giulia Nuti) e un altro violoncello (Alison McGillivray) affiancati in Boccherini da una chitarra e in Cirri da un arciliuto (William Carter). A distinguere e sottolineare un carattere più “nazionale” e naturalmente iberico nella scrittura boccheriniana.

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Pubblicato il 2015-06-03 Scritto da CesareGalla

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