Gregory Kunde: «Grimes, vittima del modo in cui è stato cresciuto»

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(foto © Musacchio & Ianniello)


Tre domande al tenore statunitense, tra gli interpreti dell’opera di Britten in scena all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia


di Ilaria Badino


Questo è il Suo primo grande approccio al repertorio operistico di Benjamin Britten. Pensieri e sensazioni riguardo a questo debutto…
«In realtà è il secondo approccio, dato che ho cantato Peter Quint in The Turn of the Screw ad Atene nel 2002. Mi sono avvicinato a questa musica come ho fatto con qualsiasi altra in precedenza. Le ho riservato lo stesso trattamento, vocalmente e drammaticamente, di Otello o di Guillaume Tell. Si pensa che Peter Grimes sia un ruolo soprattutto da recitare, il cui aspetto canoro non sia così importante ma, quando la partitura è rispettata nella sua totalità in ogni senso (dinamiche, espressione) e si aderisce a ciò che il compositore chiede, si tratta di un’esperienza assai complessa anche se in forma di concerto. Ho trovato la parte molto gratificante e non vedo l’ora di provarla in una produzione in forma scenica».

Peter Pears, creatore del ruolo, descrisse Grimes con queste parole: «né un eroe né un cattivo».
«Sono assolutamente d’accordo con Pears. Credo che Grimes sia una vittima del modo in cui è stato cresciuto. Suo padre lo trattava nella maniera in cui egli stesso tratta i propri apprendisti, con la differenza che non ne è il padre e che questi lavorano per lui. Di conseguenza, quando si verificano le sventure in mare, non ha idea di come comportarsi. Il secondo mozzo cade dalla scogliera: non sappiamo se sia Grimes a lasciar andare la fune o il ragazzo a scivolare. Non voglio certamente giustificare il comportamento rude del protagonista, ma in ogni caso si tratta di un incidente… di nuovo».

Pears e Vickers hanno interpretato Grimes in due modi tra loro quasi antitetici: il compagno di Britten gli conferì vulnerabile umanità, mentre il tenore canadese s’immedesimò in un brutale (anti-?) eroe. Qual è la sua visione?
«Ho cercato di realizzare un ritratto umano, compassionevole anche in senso religioso. Ritengo che non si debba essere monodimensionali, ma mostrare più lati dello stesso personaggio. Peter deve piacere almeno un po’ al pubblico affinché l’opera possa esercitare il proprio impatto: altrimenti, non c’è alcuna possibilità di redenzione all’interno di essa e ci si ritrova ad odiare tutti allo stesso modo per gli errori che commettono».

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L'autore: Ilaria Badino

Laureata in Storia della Musica con una tesi di prassi esecutiva sull'Otello rossiniano, diplomata in Management per lo Spettacolo presso la SDA Bocconi, autrice di testi e presentatrice per il canale satellitare Classica, collabora come critico musicale per le riviste MUSICA, Il Corriere Musicale e per la Radio Svizzera Italiana.

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