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Ripartire dal basso

Luigi Attademo di Luigi Attademo
9 Maggio 2012
in Indignati, Poderosa II
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Home Indignati
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In questi tempi difficili per l’Italia, ci si chiede come sia stato possibile arrivare a tal punto e se ci sia o meno una responsabilità a monte di questa situazione di impoverimento prima culturale e poi economico.


di Luigi Attademo


L a stessa cosa verrebbe da chiedersi guardando la situazione in cui versa ormai da lustri se non da decenni la musica italiana. Periodicamente, sui giornali generalisti compaiono sondaggi che ci annunciano l’aumento di frequentatori nei teatri, o di un’impennata nelle vendite dei dischi di classica. Se si va a vedere l’aumento di pubblico è in relazione a spettacoli e concerti in tutto e per tutto repliche dei format televisivi (musica commerciale, musical ecc.) mentre per i dischi di classica si fa riferimento a fenomeni tipo “pianisti commerciali”, vero modello di business dei nostri tempi. La situazione per chi vive la musica “dal di dentro” e “dal basso” è molto diversa. Il disastro dei conservatori di musica è sotto gli occhi di tutti: per mancanza di fondi, di organizzazione, di qualità del corpo docenti, per assenza di prospettive e di strutture che possano supportare gli studenti nel loro percorso. Cecità è non ammetterlo, pur nella tante isole felici presenti in Italia che permettono ancora al talento di combattere la possibile e in tal caso definitiva scomparsa della cultura musicale del nostro Paese (ricordiamo Muti citare le parole del coro del Nabucco, a proposito della patria “sì bella e perduta”). Non meno grave è la situazione dell’offerta culturale in ambito musicale. Enti lirici che, pur essendo i beneficiari della gran parte del risibile FUS (ormai paragonabile per entità al bilancio di una squadra di calcio di serie A), producono sempre meno, occupati a mantenere vive  mastodontiche e inutili strutture organizzative; società di concerti che abdicano la loro funzione di attore culturale, spesso maneggiate da agenzie nazionali che vi amministrano il proprio “parco macchine”, o talvolta affidate da tempo immemore alle cure di un clan o di una famiglia che gestisce con un malcelato orgoglio feudale il proprio giocattolo in barba della meritocrazia. L’elenco potrebbe essere lungo, ma la questione è – alla stregua della domanda che riguarda le sorti del nostro Paese: ci sono dei responsabili?

Ovviamente sì. Impossibile provarne le dirette responsabilità, ma certo le persone che da decenni troneggiano nelle alte sfere dirigenziali dei ministeri, amministrano il potere di casta dei sindacati del settore, sono alla direzione artistica dei grandi e medi enti di promozione musicale, case editrici che promuovono i propri autori come se fossero specie protette o addirittura affiliati a clan elitari, critici musicali compiacenti verso i direttori artistici o quei poteri che renderanno loro direttori a artistici a loro volta. Tutte queste persone hanno una responsabilità.

E’ stato dissipato un patrimonio che hanno lasciato fare che il mondo musicale si deteriorasse, quando solo trent’anni fa le sale dei concerti erano pieni e la musica era ancora qualcosa che faceva parte della vita delle persone. In nulla diverso dalle cricche dai furbetti del quartierino, ma con molti meno soldi sul piatto, i meschini scambi e favori nelle sfere concentriche del mondo musicale italiano determinano un movimenti inerziale, beneficiando di una circolare e continua auto approvazione. Si parla di questi problemi solo quando c’è un taglio ai soldi del FUS, quel poco che serve a pochi, mai affrontando il vero problema cioè quello del come questi soldi sono distribuiti.

Ricominciare  a pensare la musica a partire dal basso è la missione che può invertire il segno.

© Riproduzione riservata

Tags: ConservatoriFusIndignatiLuigi Attademoprecari
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Luigi Attademo

Luigi Attademo

Considerato come uno dei più originali chitarristi della sua generazione, Luigi Attademo inizia la sua parabola artistica laurendosi terzo al “Concours International d’Exécution Musicale” di Ginevra del 1995. Nato nella scuola del chitarrista-compositore Angelo Gilardino, conta tra i suoi maestri Giovanni Guanti, Julius Kalmar, Alessandro Solbiati, Emilia Fadini. Laureato in Filosofia con una tesi sull’interpretazione musicale, ha pubblicato diversi articoli di stampo musicologico ed estetico, collaborando con riviste specializzate e presentando il suo lavoro a Radio3 e Radio Toscana Classica. Ha registrato sette CD, tra cui monografie dedicate alle Sonate di Domenico Scarlatti, a J. S. Bach, alle opere inedite ritrovate nell’Archivio Segovia e ai Quintetti di Luigi Boccherini. La rivista Guitar Review di New York gli ha dedicato alla fine del 2007 un’intervista ripubblicando alcune sue registrazioni. Come musicologo, nell’ottobre del 2002 ha curato la catalogazione dei manoscritti segoviani, rinvenendo opere sconosciute di autori come Tansman, Pahissa, Cassadò e pubblicando il catalogo nella rivista spagnola “La Roseta” (2008).Dedica la gran parte della sua attività alla musica da camera e a progetti monografici, tra cui la recente registrazione integrale delle Suites per liuto di Bach (in uscita nel 2011) e un progetto su Paganini e la musica contemporanea. Nell’anno 2010 ha tenuto seminari e concerti alla Royal Academy of Music (Londra) e alla Melbourne University sul repertorio di A. Segovia.

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