di Redazione

prometeoLa trascrizione della musica antica e barocca è oggi una pratica relativamente diffusa. Certo in tutto questo avrà senz’altro inciso l’exploit che un rinnovato interesse per la produzione del Cinque, Sei e ancora del primo Settecento ha interessato la nostra penisola a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, come ha ricordato anche Ottavio Dantone in una recente intervista. Ma ciò che contraddistingue questa serie di trascrizioni che costituisce il fulcro di Arcana, titolo del nuovo disco dedicato che vede protagonista il Quartetto Prometeo, non è tanto il mero adattamento strumentale, quanto piuttosto il fatto che le armonie e le atmosfere dell’epoca vengano impiegate come terreno di prova per la sensibilità contemporanea, sensibilità espressa nei modi più disparati, da peculiarissimi trattamenti timbrici a una particolare preparazione degli strumenti in questione tramite l’applicazione di determinati oggetti tra le corde.

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Diversi anni or sono Salvatore Sciarrino si mise a reinterpretare alcune sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti, confezionandole appositamente per il Quartetto Prometeo, nato nel 1993 e oggi tra le formazioni quartettistiche italiane più quotate. La collaborazione con il noto autore di Amore e Psiche e dei fondamentali lavori per flauto diede occasione ai componenti del Prometeo (la formazione attuale è composta da Giulio Rovighi e Angelo Campagnari ai violini, Massimo Piva e Francesco Dillon rispettivamente alla viola e al violoncello) di riflettere sulle meraviglie di un certo repertorio barocco italiano, forziere di un tesoro tuttavia tradizionalmente precluso a una formazione di tipo quartettistico. Ben lungi però da voler rinunciare a occuparsi di questa importante tradizione, non rimaneva che riesumare il progetto originario di Sciarrino: così dopo il primo esperimento passato i membri del quartetto si convinsero una volta per tutte «che la musica antica sarebbe potuta essere un terreno di confronto davvero interessante per delle libere trascrizioni da parte di compositori contemporanei con cui da tempo c’era una abituale e feconda collaborazione». 

E si dia il caso che una «feconda collaborazione» il nostro quartetto l’avesse intessuta, oramai da diverso tempo, pure con altri compositori (tra cui alcuni grossi nomi dell’establishment musicale italiano), i quali si mostrarono entusiasti di partecipare al progetto: da Stefano Gervasoni a Francesco Filidei, da Ivan Fedele a Giorgio Battistelli e Stefano Scodanibbio, quest’ultimo tra i grandi virtuosi del contrabbasso, prematuramente scomparso nel 2012 a seguito di una grave malattia. 

Il proposito di far rivivere gli antichi compositori italiani attraverso lo strumento del quartetto doveva passare quindi per una complessa quanto stimolante pratica di trascrizione che dischiudeva infinite possibilità espressive. E infatti ciascuno dei compositori – trascrittori animatori del progetto ha liberamente rivisitato certe composizioni di alcuni maestri italiani (Scarlatti ma anche Gesualdo, Monteverdi, Frescobaldi, Stradella, Trabaci e Tarquinio Merula) recandovi la propria impronta, in un tentativo di far convivere le atmosfere dell’epoca barocca con trattamenti timbrici più vicini alla sensibilità contemporanea: è ciò che avviene ad esempio nelle sopraccitate sonate scarlattiane rivisitate da Sciarrino, ma anche nella rielaborazione, proposta da Gervasoni, del Ricercar cromaticho post il credo di Frescobaldi, dove un attento ascolto rivela come l’utilizzo di tecniche esecutive odierne sia in grado di arricchire la trama melodica e armonica in un incontro suggestivo tra passato e presente; l’ascoltatore verrà catturato, inoltre, dal curioso mélange creato dalle armonie (per lo più) secentesche al servizio dello strumento preparato: è il caso delle Consonanze stravaganti del compositore e organista lucano Giovanni Maria Trabaci (1575-1647) dove Francesco Filidei ha fatto applicare su alcune corde delle mollette per accompagnare «e talvolta inscurire le armonie, riportate al loro temperamento mesotonico»).

Un ritorno al passato dunque, ma interpretato come strumento al servizio dell’arte moderna. Come intelligentemente notò Stefano Scodanibbio, «L’idea di trascrizione (da… a) implica e contempla quella di adattamento (da… per) ma, in un contesto odierno, può abbracciare quella di reinvenzione (da… verso)». Di questa reinvenzione, operazione non meno complessa della invenzione ex novo e parimenti artisticamente degna, i protagonisti del progetto Arcana hanno dato saggio in questo disco, i cui dettami hanno tutte le carte in regola per fare scuola.

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Pubblicato il 2015-12-21 Scritto da MarcoTesta

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